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Feto nel cassonetto - Depositato il ricorso in appello contro la condanna a 10 anni della madre per omicidio volontario - Il corpo della bimba nata settimina fu trovato al Salamaro

“Non fu omicidio ma parto precipitoso”

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – Bimba settimina gettata nel cassonetto, ieri il difensore della madre ha depositato il ricorso in appello contro la sentenza di primo grado con cui Elisaveta Alina Ambrus lo scorso 30 settembre è stata condannata a 10 anni per omicidio volontario e occultamento di cadavere.  

Il cadavere della bambina fu ritrovato in un cassonetto del Salamaro il 2 maggio 2013, in seguito al ricovero della madre a Belcolle in preda a un’emorragia. Per l’avvocato Samuele De Santis fu un parto precipitoso.

La donna, una ballerina 27enne romena, della quale nel frattempo si sono perse le tracce, è stata inserita dai difensori Maria Antonietta Russo e Samuele De Santis nella lista dei testimoni a favore dell’infermiere 56enne Graziano Rappuoli, chiamato a rispondere davanti alla corte d’assise di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso. L’uomo, accusato anche di esercizio abusivo della professione medica, avrebbe procurato alla 27enne la ricetta falsa con cui si è procurata il Cytotec, il farmaco che, inducendo le contrazioni, verrebbe usato anche per procurare aborti clandestini.

La difesa punta proprio al ruolo del Cytotec nel parto prematuro della bimba settimina, ritrovata in un cassonetto del Salamaro il 2 maggio 2013. Nessun dubbio che la donna volesse abortire. “Ma – per De Santis – tra l’assunzione e il parto è trascorso troppo poco tempo. Secondo la superperizia disposta dal gip la piccola è venuta alla luce per un parto precipitoso. E lo stesso gup Savina Poli, nella sentenza di condanna, ha eliminato la premeditazione, il che sposta successivamente la soglia del delitto. Facciamo appello perché la ‘previsione di accettazione della morte del feto’ era imprevista”.

Il parto sarebbe avvenuto senza contrazioni alle 11,30 del mattino, appena quattro ore dopo l’assunzione del Cytotec, i cui effetti si sentono dopo 12-14 ore, nel bagno della casa che la Ambrus condivideva a San Faustino con un’altra ballerina. “Precipitoso, quindi naturale e non indotto – per la difesa – tanto più che la 27enne appena nove mesi prima aveva dato alla luce un altro figlio. Il caso ha voluto abbia coinciso con l’assunzione dell’ossitocina con cui avrebbe voluto procurarsi un aborto”.

I difensori ricorrono in appello per gli stessi motivi per cui avevano chiesto al gup l’assoluzione per insufficienza di prove, oppure la riqualificazione del reato in feticidio o aborto illegittimo aggravato dall’evento morte.

La Ambrus ha scontato sei mesi di carcere preventivo a Civitavecchia, per poi tornare in patria una volta rimessa in libertà, alla scadenza dei termini. Da allora non avrebbe più messo piede in Italia. Ha scontato invece sei mesi di arresti domiciliari l’infermiere di Belcolle che le procurò la ricetta falsa per il Cytotec, medicinale per indurre il parto, usato anche per procurare aborti.

“Che sia stato un parto precipitoso – spiega De Santis – lo dimostrano il cordone ombelicale strappato e l’ecchimosi da trauma sulla testa del feto, che conferma la caduta repentina nel water del corpicino, come raccontato dalla madre, che avrebbe sentito lo stimolo di andare in bagno, senza doglie, troppo presto rispetto all’assunzione del Cytotec, avvenuta poche ore prima”. Di sicuro la madre voleva abortire, ma non avrebbe saputo dell’avanzato stato di gravidanza, non avendo più il ciclo da quando, 9 mesi prima, aveva partorito il primogenito. Circostanza che spiegherebbe il parto precipitoso.


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15 febbraio, 2017

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