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Furbetti della Asl - Ospedale di Belcolle - L'avvocato Manlio Morcella sull'accusa di truffa contestata alla dirigente di medicina trasfusionale

“Riscaldati non ha mai percepito quei 270mila euro”

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L'avvocato Manlio Morcella

L’avvocato Manlio Morcella

Tiziana Riscaldati

Tiziana Riscaldati

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo – “La dirigente non ha mai percepito quei 270mila euro”. L’avvocato Manlio Morcella, legale di Tiziana Riscaldati, chiede come si sia arrivati ad accusare di truffa la dirigente del servizio di medicina trasfusionale dell’ospedale di Belcolle. 

Quei 270mila euro la procura li contesta a Riscaldati per aver attestato una presunta falsa contabilità amministrativa in violazione di una determina della Asl. “Spero che le carte mi aiutino a fare chiarezza – dice l’avvocato Morcella -. Alla dirigente si contesta di aver indebitamente incassato 270mila euro per un’omessa interpretazione della delibera Asl del luglio 2010, che assegna una percentuale del 5% ai dipendenti che devono verificare la correttezza delle contabilizzazioni e la richiesta di liquidazione delle prestazioni. Come si è arrivati ad avanzare tale accusa? Se c’è stata una mala interpretazione della determina, perché l’azienda sanitaria non mai contestato la contabilizzazione delle prestazioni?”.

L’avvocato Morcella sottolinea che dal “2012 al 2016 la dirigente non ha mai percepito i 270mila euro in contestazione”.

Riscaldati è accusata anche di truffa per assenteismo. “Su questo punto c’è un giudicato cautelare che dichiara che la tesi della procura è palesemente infondata dal punto di vista giuridico – afferma l’avv0cato –. Il primario risponde alla Asl soltanto per i risultati che persegue, e non ha necessità di certificare in forma tassativa l’orario di lavoro in cui è presente in ospedale. Insomma, la sua remunerazione non è determinata dalla presenza oraria in ospedale quanto dal conseguito o dal non conseguito risultato che si è impegnato a realizzare con la Asl”.

Poi l’accusa di truffa per presunte trasfusioni a domicilio remunerate ma mai svolte o gonfiate nella quantità del servizio reso. “La prenotazione delle sacche – spiega l’avvocato Morcella – poteva anche non coincidere con il giorno in cui la trasfusione veniva fatta. Questo aspetto ha potuto indurre in errore gli investigatori”.

Il legale della dirigente Riscaldati chiarisce poi gli aspetti tecnici dell’inchiesta: “La procura aveva chiesto al gip una misura cautelare per la mia assistita. Respinta, sia per la presunta truffa per assenteismo sia per quella che concerne le trasfusioni domiciliari. Per quest’ultima questione, con un provvedimento giuridicamente ineccepibile, il gip sostiene che manchi l’attualità del pericolo di reiterazione del reato. I fatti erano datati e da maggio la dottoressa aveva rinunciato a eseguire l’attività di trasfusioni a domicilio.



Così – continua l’avvocato Morcella – la procura insorge e ricorre al Riesame. Con tre righe il tribunale della libertà accoglie l’impugnativa, ma conferma che il primario è libero sotto il profilo della tassativa presenza oraria in ospedale. Manca quindi la gravità indiziaria, perché la progettazione accusatoria è giuridicamente infondata. Al contrario, il Riesame ritiene sostenibile l’attualità dell’esigenza cautelare in ordine alle trasfusioni a domicilio”.

La difesa ricorre in Cassazione. “Solo per l’accusa concernente le trasfusioni – puntualizza l’avvocato Morcella -, facendo cristallizzare quella sull’assenteismo. Il 24 gennaio scorso, la suprema corte ha accolto il nostro ricorso, perché non è configurabile l’attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Cassazione ha poi rimesso gli atti al Riesame”.


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5 febbraio, 2017

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