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I furbetti del cartellino della Asl - Ecco come i medici e gli infermieri del reparto di immunoematologia e trasfusione dell'ospedale di Belcolle si gonfiavano gli stipendi

“Stiamo facendo le trasfusioni”, invece erano in ferie…

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Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

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Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo – Risultava stessero facendo le trasfusioni a domicilio, invece erano in ferie. Così avrebbero gonfiato i propri stipendi 12 dei 23 medici e infermieri della Asl di Viterbo, indagati a vario titolo per assenteismo e truffa. Tra loro anche un dirigente.

Sotto la lente della Guardia di finanza il reparto di immunoematologia e trasfusione dell’ospedale di Belcolle. L’inchiesta della pm Paola Conti prende il via a fine 2015. Si parte dai furbetti del cartellino. Dalle intercettazioni di una precedente indagine, i finanzieri scoprono che nel reparto c’è chi timbra il cartellino e poi si allontana dall’ospedale. Ma anche chi vidima il badge dei colleghi che restano a casa, alcune volte anche per più giorni, o si dedicano ad altro: una dipendente è stata sorpresa a fare spese, un’altra ad assistere a una recita di Natale.

Gli agenti del nucleo tributario li hanno videoripresi per circa tremila ore. In un filmato si vede una dipendente Asl timbrare sette cartellini in soli trenta secondi. In un altro avere in mano una lista di nomi per non vidimare il badge del collega sbagliato. Poi pedinamenti e appostamenti. I finanzieri hanno esaminato più di mille posizioni al giorno. Il tutto “in spregio alla legge e ai regolamenti di servizio interno”, scrive in una nota la Guardia di finanza. Ieri la procura di Viterbo ha tirato le fila dell’inchiesta con la notifica di ventitré avvisi di garanzia e la misura cautelare della sospensione dal servizio a un’infermiera, per falso e truffa aggravata ai danni dello stato.

Nel corso delle indagini è emerso che dodici degli indagati avrebbero anche gonfiato i propri stipendi. L’incrocio di documenti acquisiti dalla Asl e dalla regione Lazio avrebbe rivelato che negli ultimi cinque anni medici e infermieri avrebbero indebitamente percepito indennità accessorie per un importo complessivo di un milione e 300mila euro. Gli indagati avrebbero sfruttato una delle caratteristiche del reparto di immunoematologia e trasfusione: l’assistenza, a pagamento, in casa dei pazienti. La frode sarebbe stata posta in essere attraverso false attestazioni relative a trasfusioni di sangue a domicilio in giorni di assenza dal lavoro, in alcuni casi anche mentre erano in ferie. Oppure gonfiate nella quantità del servizio reso, o effettuate ma rendicontate anche a favore di colleghi che in realtà non c’erano.

“La direzione generale della Asl – sottolineano i finanzieri – ha subito attuato ogni forma di collaborazione volta a fare piena luce sugli eventi, anche al fine di tutelare il personale sanitario che svolge silenziosamente e con sacrificio il proprio lavoro nel rispetto delle regole”. Proprio per questi ultimi ieri si è detta dispiaciuta e amareggiata la direttrice della Asl, Daniela Donetti. “E’ un momento doloroso per tutta l’azienda – ha ammesso -. Siamo rattristati e arrabbiati perché questo non è solo un comportamento non consono per dipendenti della pubblica amministrazione, ma danneggia anche i pazienti e tutti quei medici e infermieri che ogni giorno salvato centinaia di vite umane”.

L’Asl è sul piede di guerra. “E’ stata già aperta una commissione d’inchiesta interna – sottolinea Donetti -. Prenderà una serie di provvedimenti nei confronti dei dipendenti indagati e valuterà il danno fatto all’azienda. Poi ricorreremo alla corte dei conti. Il nostro unico obbiettivo è tutelare l’azienda sanitaria. Per questo ci costituiremo presto parte civile”.



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1 febbraio, 2017

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