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Corte d'assise - Ischia di Castro - Parla il nipote del 65enne morto d'infarto due ore dopo una lite al bar con un uomo che è accusato di omicidio preterintenzionale

“Voleva colpire me, invece lo schiaffo l’ha preso lo zio”

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L'aula della Corte d'Assise di Viterbo

L’aula della Corte d’Assise di Viterbo

Ischia di Castro – “Voleva colpire me, invece lo schiaffo l’ha preso lo zio”. A parlare è il nipote del pensionato 65enne di Ischia di Castro ucciso da un infarto due ore dopo un alterco con un nigeriano al bar Giglio. E’ entrato così nel vivo il processo davanti alla corte d’assise al nigeriano, che per quel decesso è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’udienza ha chiarito che si è trattato non di un pugno, ma proprio di uno schiaffo. Un solo schiaffo.

Era il primo pomeriggio del 7 ottobre 2013 e l’anziano era intervenuto in soccorso della barista, spaventata per l’irruzione nel locale dello straniero. Alla discussione, a un certo punto, presero parte anche il fratello e il nipote della vittima. Il nigeriano – Joel Ilawe, 35 anni, difeso da Luigi Mancini – disse di essere stato a sua volta vittima la sera precedente, di insulti razzisti da parte di alcuni avventori del locale. Nel frattempo si è allontanato dal Viterbese e non sarebbe chiaro se si trovi ancora in Italia. Il presidente della corte Ettore Capizzi, Silvia Mattei a latere, ha sollecitato la difesa perché l’imputato partecipi al processo. 

“Non so se avesse motivi di rancore con dei clienti. So che era agitatissimo, farfugliava, chiedeva dove fossero gli altri, ma non sapevo a chi si riferisse”, ha spiegato in aula la barista. Fatto sta che lei si sarebbe spaventata: “Fuori, seduto sulla panchina, c’era il 65enne poi morto d’infarto, fratello di mio cognato. Gli ho chiesto di rimanere a farmi compagnia. Poco dopo il nigeriano è rientrato. Allora il pensionato lo ha invitato bonariamente a uscire. Ma lo straniero gli ha dato uno schiaffo, poi ha tirato fuori un bastone cercando di colpirci, mentre il fratello di mio cognato lo trascinava fuori e io mi chiudevo dentro a chiave”. Incalzata dal sostituto procuratore Eliana Dolci, la testimone ha escluso che sia stato un pugno: “Gli ha dato uno schiaffo”. 

Il 65enne, nonostante non abbia riportato neanche un graffio, è deceduto un paio d’ore dopo, mentre i carabinieri lo stavano aspettando in caserma per testimoniare sul fermo del nigeriano per resistenza e danneggiamenti. All’improvviso la ritrovata quiete del paese è stata squarciata dall’urlo della sirena dell’ambulanza. Il pensionato in caserma non è mai arrivato. Era stato strincato da un infarto. Per l’accusa dovuto allo stress successivo al litigio e allo schiaffo. 

Tragedia nella tragedia. A distanza di un anno è morto d’infarto anche il fratello del 65enne, che quel giorno era corso in suo aiuto. Nessuno dei due avrebbe sofferto di cuore. Per la famiglia una doppia tragedia, come ha ricordato il nipote 25enne della vittima,  spiegando come lui e il padre fossero accorsi al bar per difendere lo zio. “Voleva colpire me, invece lo schiaffo l’ha preso lo zio – ha spiegato il giovane –  il nigeriano ha colpito lui perché s’era messo in mezzo per evitare che colpisse me. Ho saputo che era morto d’infarto, mentre stavo deponendo in caserma”. Pure per lui era stato colpito non da un pugno, ma da uno schiaffo

Soltanto tre i testimoni della difesa. Saranno sentiti ad aprile. 

 


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28 febbraio, 2017

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