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Maxiprocesso Asl - Ma l'ex dg resta nel processo per induzione alla corruzione - Al centro le vicende Aureart, Nuova Santa Teresa e Cra di Nepi

Aloisio, tre assoluzioni e una pioggia di prescrizioni

di Silvana Cortignani

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Giuseppe Aloisio

Giuseppe Aloisio

Il pm Fabrizio Tucci

Il pm Fabrizio Tucci

 

L'avvocato di parte civile del Comune Alessandro Diddi

L’avvocato Alessandro Diddi

 

Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma

Viterbo – Tangenti Asl, come già l’ex supercosulente Mauro Paoloni, anche l’ex direttore generale Giuseppe Alosio è stato assolto nel merito, con formula piena, da tre accuse di corruzione. Ma, sempre per Aloisio, il processo prosegue per induzione alla corruzione (ex concussione) nell’ambito delle vicende Aureart, Santa Teresa e Cra di Nepi. Nel frattempo sono stati dichiarati estinti per prescrizione un’altra quindicina di capi d’imputazione.

Così ha deciso ieri il collegio presieduto dal giudice Ettore Capizzi, al termine della discussione nel merito del difensore Pier Gerardo Santoro, presente in aula anche per l’avvocato Alessandro Diddi impegnato con Mafia capitale.

Nel frattempo la difesa di Aloisio ha confermato, per la prossima udienza, fissata per il 26 maggio, la citazione in veste di testimoni dell’ex comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Dell’Agnello e dell’allora comandante della compagnia di Viterbo, capitano Marco Ciervo. Per l’avvocato Diddi il castello accusatorio contro Aloisio è frutto della stessa campagna denigratoria a mezzo stampa sfociata nel maxiprocesso Vinitaly-Macchina del fango. 

“Alla luce di quanto emerso, successivamente, dalle intercettazioni tra Dell’Agnello e Gianlorenzo – ha detto il legale, spiegando la necessità di ascoltare in questo processo i due ufficiali – credo sia interessante sentirli come testi di carattere generale sui rapporti che avevano all’epoca delle indagini sulla Asl, anche per capire come siano state svolte”.

Aureart, Santa Teresa e Cra di Nepi. Santoro ha riassunto la memoria consegnata al tribunale, chiedendo  per i tre capi d’imputazione l’assoluzione ex 129 comma secondo perché il fatto non sussiste. Oppure, in subordine, l’ulteriore riqualificazione del reato da induzione alla corruzione a violenza privata, quindi la prescrizione.

Al centro il rinnovo della convenzione col centro diurno Aureart di Montefiascone, il nulla osta igienico-sanitario per l’apertura della nuova clinica Santa Teresa sulla Tuscanese e la delibera per il rinnovo della convenzione con il  centro riabilitativo di Nepi, entrambi del gruppo Rori di Fabio e Roberto Angelucci.

Aloisio era stato accusato inizialmente di concussione per le presunte pressioni fatte, rispettivamente, al direttore del distretto Asl di Montefiascone, Giuseppe Piermattei; all’allora dirigente del Sita della Asl, Giandomenico Spera; all’allora dirigente dell’unità acquisto-vendita Renato Leoncini.

In pratica, se non avessero eseguito i suoi ordini avrebbero rischiato ritorsioni, come il trasferimento o il mancato rinnovo del contratto. Ma trattandosi di fatti avvenuti tra pubblici ufficiali, il reato è stato riqualificato da concussione a induzione indebita a dare o promettere utilità.

La difesa ha sottolineato come Piermattei, durante il processo, abbia liquidato come “una battuta” le presunte minacce di Aloisio di fare presto a dare parere favorevole al rinnovo con Aureart, sennò si sarebbe rivolto ad altri. Come Spera abbia spiegato che per l’accreditamento della Nuova Santa Teresa fosse fondamentale il fine-lavori e non il nulla-osta igienico-sanitario, limitandosi a definire Aloisio “autoritario, uno cui non piace essere contraddetto”. Come nella delibera per la riattivazione della convenzione con il Cra di Nepi ci fosse la clausola che subordinava la delibera stessa al parere della Regione Lazio. 

Su questo fronte, l’hanno però avuta vinta i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma che, insistendo per la discussione, hanno definito la memoria di Diddi “una memoria dell’ultimo momento”, parlando di “una prospettiva molto più ampia” e  sottolineando che “per l’assoluzione ex 129, ci vuole l’evidenza della prova d’innocenza”. “Qui – hanno detto i pm – abbiamo tre dirigenti che, in seguito all’intervento di Aloisio, emettono atti illegittimi”. In merito alla riqualificazione del reato in violenza privata. “E’ induzione anche l’istigazione a commettere reati”. Nel frattempo anche per Renato Leoncini sono dichiarato prescritti due capi d’imputazione. 

Silvana Cortignani


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31 marzo, 2017

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