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Ischia di Castro - Il comitato creato contro il progetto del comune pone alcuni quesiti sull'eventuale realizzazione

“Il biometano mette a rischio salute, economia e ambiente”

I terreni in località Vepre a Ischia di Castro

I terreni in località Vepre a Ischia di Castro

Ischia di Castro – Riceviamo e pubblichiamo – Cari concittadini,

anche voi come noi avrete ricevuto all’inizio di gennaio 2017 la comunicazione del comune di Ischia di Castro denominata “Alcune informazioni sul biometano”.

A seguito di questa comunicazione e della precedente delibera comunale n.30 del 01/12/16 abbiamo costituito il “Comitato Castro. Ambiente, salute e territorio”, con l’obiettivo di approfondire alcuni aspetti legati all’impianto di produzione di biometano, proposto al nostro comune dalla società Iniziative bioenergie srl, con sede legale a Roma.

Ciò che ci preme maggiormente è approfondire la ricaduta in termini di salute, economia, immagine, inquinamento ambientale, svalutazione immobiliare che da tale progetto potrebbe derivare.

Di seguito stiliamo un elenco delle maggiori preoccupazioni.

MATERIE PRIME.
Nella comunicazione del comune si parla di potature vegetali, Forsu (rifiuto umido), pollina (letame di pollo da allevamento intensivo) e glicerina. Nel progetto presentato dalla Bioenergie si parla invece di integrazione con altri sottoprodotti ammessi dalla tabella A senza ulteriori specifiche. Dal Decreto ministeriale 6 luglio 2012 (Incentivi per energia da fonti rinnovabili) risultano presenti due tabelle A:
– la Tabella 1. A in cui si elencano sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano, sottoprodotti provenienti da attività agricola, di allevamento, dalla gestione del verde e da attività forestale, sottoprodotti provenienti da attività alimentari ed agroindustriali tra cui effluenti zootecnici, residui di campo delle aziende agricole…;
– la Tabella 6. A in cui si elencano i rifiuti a valle della raccolta differenziata tra cui per esempio, i seguenti sottoprodotti:
– Rifiuti plastici (ad esclusione degli imballaggi);
– Feci animali, urine e letame (comprese le lettiere usate); 
– Rifiuti non specificati altrimenti;
– Pitture e vernici di scarto;
– Limatura e trucioli di materiali plastici;
– Rifiuti inorganici;
– Plastica e gomma;
– Rifiuti sanitari e veterinari a rischio infettivo;
– Pneumatici fuori uso.
Chiediamo al Comune di spiegare di quale tabella si tratta, giacché alla nostra richiesta di atti è stato consegnato il progetto della Bioenergie srl privo degli allegati menzionati. Rimarchiamo comunque che entrambe le tabelle presentano elementi di criticità in termini di salute visto l’ampio bacino di utenza dell’impianto.

Nel progetto inoltre si parla dell’utilizzo di altri sottoprodotti non alimentari, per i quali si richiederà autorizzazione. Quali sono questi altri sottoprodotti?

DIMENSIONE DELL’IMPIANTO.
Nella lettera del comune si parla di un impianto di 6 ettari + 14 ettari di fotovoltaico, mentre nel progetto si parla di un impianto di 10 ettari + 12 ettari di fotovoltaico. Il tutto adiacente al già esistente impianto fotovoltaico di 27 ettari. Per un totale di 49 ettari di territorio occupato.
Un impianto di questa grandezza servirà non solo per abbattere i costi dello smaltimento dei rifiuti organici del comune di Ischia di Castro, ma come indicato chiaramente nel progetto servirà da bacino di raccolta per i comuni dell’intera valle del Tevere, fino alle porte di Roma. Un carico di materiale sicuramente superiore a quanto indicato dal progetto iniziale.

IDENTITÀ TERRITORIALE.
L’installazione dell’impianto viene presentata come un fattore che conferirebbe importanza al luogo come polo tecnologico industriale d’avanguardia. In realtà il territorio in questione ha già una storica e forte identità, legata a produzioni agroalimentari vinicole, olivicole, casearie, zootecniche, orticole di qualità. Realtà che sicuramente mal si sposano con progetti industriali e che traggono il proprio valore proprio dall’opposto dell’industrializzazione. Pensiamo alla filiera del biologico o alle produzioni con denominazione di origine controllata e protetta.

Non per niente l’articolo 12 comma 7 e 10 del Decreto legislativo 387 del 2003 stabilisce la possibilità di “indicazione di siti non idonei, in quanto meritevoli di cure particolari connesse alle tradizioni agroalimentari, alla biodiversità, al patrimonio culturale e al paesaggio rurale”.
Ricordiamo infine che oltre a numerosissime attività agroalimentari di qualità, a ridosso dell’impianto si troverebbero anche il parco archeologico di Vulci, Vallerosa (Sito di importanza comunitaria), l’antica città di Castro, gli eremi (Poggioconte, Ripatonna Cicognina), un’ampia fetta della filiera degli oliveti destinati alla Dop Canino nonché la Strada dell’olio Dop Canino; e le nuove Terme di Vulci, accolte come volano per lo sviluppo turistico dell’intero territorio con annesso importante aumento dell’occupazione. Tutte realtà, queste elencate, che già attuano un modello di sviluppo incompatibile con quello industriale.

Ricordiamo che si tratta di un impianto di tipo innovativo e sperimentale mai realizzato prima in Italia, esattamente come la centrale geotermica di Latera, primo impianto di quel tipo in Italia e totale fallimento dal punto di vista salutistico, ambientale, economico e di devastazione di un territorio vergine.

RISCHI AMBIENTALI.
Nella lettera del comune si parla di impianto a impatto zero. Purtroppo però nessun impianto di questo tipo può dirsi a impatto zero, meno che mai uno di queste dimensioni. Si pensi ad esempio:
– All’occupazione del suolo, 22 ettari oltre ai 27 di fotovoltaico già esistente;
– Al traffico dei mezzi pesanti per la costruzione e per l’apporto quotidiano delle materie prime di questo impianto, che sarà a ciclo continuo, 24 ore al giorno;
– Ai rischi di inquinamento dell’aria e delle falde acquifere;
– Alle eventuali emissioni odorigene, che anche se trasformate in odori di bosco come segnalato nel progetto della società, non perdono la loro potenziale nocività per la salute della comunità.

Altro punto su cui è necessario focalizzare l’attenzione è la possibilità per questi impianti di essere convertiti in digestori di sottoprodotti vari non solo organici o inceneritori, mediante un procedimento volto ad acquisire l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) congiuntamente al procedimento di valutazione d’impatto ambientale (VIA), al fine di modificare la qualità e quantità dei rifiuti da immettere nell’impianto ex artt. 29 bis e seguenti D.lgs. 152/2006. In questo caso si richiama la diversità abissale dei sottoprodotti della tabella 1.A rispetto alla 6.A citate in precedenza.

CREAZIONE POSTI DI LAVORO.
A fronte dei posti di lavoro ipotizzati ci chiediamo:
Quante di queste professionalità siano effettivamente presenti sul territorio, come ad esempio incarichi dirigenziali che difficilmente una società privata concederà a personale esterno reclutato sul luogo?
Quanti posti di lavoro andrebbero persi piuttosto a causa della situazione problematica in cui si troverebbero le tante aziende agroalimentari vicine all’impianto?
Quante realtà saranno ancora disposte ad investire nel territorio le proprie risorse economiche per progetti turistici e agroalimentari dopo l’installazione dell’impianto?

AFFIDABILITÀ DELLA SOCIETÀ PROPONENTE.
Nell’ambito di una prassi consolidata le società che propongono questi impianti non sono le stesse che poi li realizzeranno. Infatti la Bioenergie srl ha come attività prevalente lo sviluppo di progetti di impianti per la produzione di energia rinnovabile senza costruzione. Questo impedisce di verificare la competenza, esperienza pregressa e serietà di chi, poi, realizzerà e gestirà l’impianto.

MEMORIA CORTA.
Il 19 gennaio 2017 il comune di Ischia di Castro ha pubblicato la delibera n.3/2017, nella quale manifestava la sua contrarietà alla realizzazione di trivellazioni geotermiche (altra minaccia incombente) sul territorio tra Ischia e Farnese, portando motivazioni legate alla tutela del patrimonio archeologico, agricolo, paesaggistico; sottolineando come tali interventi costituiscano un rischio per i settori portanti dell’economia del territorio.

Vogliamo sapere perché tali motivazioni (che sono le stesse che il Comitato esprime contro la realizzazione dell’impianto per biometano) sembrino non valere, per la stessa amministrazione, rispetto al mega impianto di biometano. Progetto, ricordiamo, già “morto” a Onano (identico progetto e stessa società proponente) e rispetto a cui il Comune di Canino ha anche espresso una delibera di contrarietà.

Siamo certi che porre domande e dubbi relativi ad una scelta così importante e irreversibile, che si pone non solo al comune ma alla comunità di Ischia di Castro, è istanza che troverà ascolto. Cosa di cui ringraziamo l’amministrazione per essersi detta disponibile a concedere al comitato uno spazio per esprimere le proprie posizioni in un incontro pubblico di cui comunicheremo data e luogo.

Il comitato si esprime nettamente a sfavore della realizzazione di tale impianto, per le criticità qui evidenziate e comunque per l’impatto negativo e di stravolgimento della vocazione agroalimentare del nostro territorio.

Comitato Castro – Ambiente, salute e territorio

9 marzo, 2017

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