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Viterbo - La corte dei conti accoglie l'appello presentato dai difensori

“Crollo museo civico, i geometri non sono responsabili”

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Viterbo - Il crollo del museo civico del 25 maggio 2005

Viterbo – Il crollo del museo civico del 25 maggio 2005

Viterbo - Il crollo del museo civico del 25 maggio 2005

Viterbo – Il crollo del museo civico del 25 maggio 2005

Viterbo - Il crollo del museo civico del 25 maggio 2005 - La pm Paola Conti sul posto

Viterbo – Il crollo del museo civico del 25 maggio 2005 – La pm Paola Conti sul posto

Viterbo – Crollo del museo civico, “i geometri non hanno responsabilità”. Lo ha stabilito la corte dei conti accogliendo l’appello presentato dai difensori di Simone Morucci e Fabio Pizzi, del settore lavori pubblici del comune di Viterbo.

Nel gennaio 2011 lo stesso tribunale aveva condannato i due geometri a un risarcimento danni di 2.500 euro ciascuno. La sentenza è stata impugnata dagli avvocati Fernando e Raffaella Valeri, secondo i quali la motivazione del giudice di primo grado sarebbe “carente e contraddittoria”: “carente poiché la corte non ha indicato gli obblighi che sarebbero stati violati” da Morucci e Pizzi; “contraddittoria perché la condanna si basa anche sull’attribuzione di giudizi e valutazioni non di spettanza dei geometri”.

Per i difensori inoltre “il giudice di primo grado non avrebbe valutato adeguatamente il materiale probatorio presentato dalla difesa”. E ribadiscono “l’estraneità ai fatti” di Morucci e Pizzi, perché “non destinatari di segnalazioni in merito ai problemi statici dell’edificio”; poiché “non avevano ricevuto nessun incarico per effettuare ispezioni e controlli”; e perché “i custodi del museo non avevano mai segnalato lesioni”.

La corte dei conti, in secondo grado, accoglie l’appello e “dichiara l’infondatezza dell’azione di responsabilità amministrativa” nei confronti dei geometri.

Sotto l’aspetto penale, Simone Morucci e Fabio Pizzi, insieme all’architetto Ferdinando Contessa e all’ex dirigente del settore lavori pubblici Paolo Izzi, erano accusati di disastro colposo. Nel novembre 2015 la corte di appello di Roma ha però dichiarato prescritto il reato. Tempo scaduto. Nessun processo bis. 

Il 25 maggio 2005 piazza Crispi fu scossa da un boato: l’ala della pinacoteca venne giù, sbriciolandosi in un cumulo di macerie. La strage fu evitata solo grazie al rinvio di un’inaugurazione che avrebbe dovuto tenersi quel giorno, all’ora esatta del crollo. I ciottoli colpirono una donna che passeggiava con il nipotino. Circostanza che fece aggiungere anche l’accusa di lesioni a quella di disastro colposo, ma la signora, in seguito, ha ritirato la querela.

Il sostituto procuratore Paola Conti apre un fascicolo. Dopo le richieste di rinvio a giudizio nel 2008, il gup del tribunale di Viterbo dispose il processo per tutti. L’istruttoria, nei due anni successivi, puntò a chiarire se c’erano state avvisaglie del crollo che i quattro imputati avevano sottovalutato. Prima ancora del tribunale, la risposta arrivò nel gennaio 2011 dalla corte dei conti, che condannò i quattro a un risarcimento di 100mila euro in solido, in base alle diverse qualifiche: 65mila euro Izzi, dirigente del settore lavori pubblici; 30mila euro Contessa, responsabile del servizio manutenzioni; 2mila e 500 euro Pizzi e Morucci, tecnici responsabili della manutenzione degli immobili comunali. Ma per i due geometri la sentenza è stata riformata.


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12 marzo, 2017

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