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Tarquinia - Le associazioni ambientaliste scrivono al presidente della commissione che ha dato parere negativo al completamento della trasversale SS 675

“Grazie per non aver distrutto la valle del Mignone”

Tarquinia - La valle del Mignone

Tarquinia – La valle del Mignone

Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – L’importante coraggiosa e in parte inattesa decisione della commissione tecnica di valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente che ha deciso di bocciare senza mezzi termini il progetto di Anas che localizzava il tracciato cosiddetto “verde” del tratto finale Monteromano – Civitavecchia della trasversale SS 675, è stato salutato con sollievo e soddisfazione dai cittadini di Tarquinia, dai comitati che hanno combattuto contro questa ennesima inutile grande opera e dalle principali associazioni ambientaliste nazionali che hanno supportato e sostenuto la lunga ed estenuante battaglia iniziata nell’agosto del 2015 con la presentazione del progetto da parte di Anas.

Ed è per questo che il comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia, Italia nostra onlus regione Lazio, Wwf regione Lazio, Forum ambientalista e Lipu regione Lazio hanno deciso di esternare pubblicamente il proprio apprezzamento nei confronti della commissione, nella persona del suo presidente Guido Monteforte Specchi con una lettera aperta.

Questi alcuni passi salienti:
Illustre presidente Monteforte Specchi,
le scriviamo per ringraziarla ufficialmente e pubblicamente per il lavoro svolto dalla commissione CTVIA da lei presieduta, con la pubblicazione, avvenuta il 20 gennaio del parere negativo inerente la procedura di valutazione d’impatto ambientale (legge obiettivo 443/2001) per la S.S. 675 “Umbro-Laziale, tratto Monte Romano Est-Civitavecchia”.

I cittadini, i comitati di Tarquinia, le associazioni ambientaliste nazionali accolgono con grande soddisfazione tale parere dopo il lungo e difficile lavoro svolto, per aver dapprima studiato, analizzato e, successivamente, sintetizzato, la grande mole di materiale documentale, prodotta dall’agosto 2015 ad oggi, da quando Anas spa ha pubblicato il progetto per l’avvio della procedura di valutazione ambientale per la superstrada che avrebbe dovuto tagliare in due la splendida vallata del Mignone.

Chi conosce la valle del Mignone, è ben consapevole del suo valore naturalistico e della sua fragilità! E’ una delle aree più incontaminate e ricche di bellezze naturali d’Italia ed il progetto di Anas avrebbe stravolto irreversibilmente un area protetta per il suo delicato ecosistema.

A questo proposito tutti i documenti della procedura di valutazione parlano chiaro: l’Anas non ha mai fornito risposte valide ed esaurienti alle richieste di integrazione della commissione VIA e la progettazione prodotta non conteneva il set informativo previsto e necessario per consentire alla commissione una adeguata valutazione e determinazione dell’impatto del progetto, ed al pubblico una efficace partecipazione nel rispetto delle inderogabili prescrizioni europee, in relazione alle matrici suolo, territorio, acque e biodiversità.

Questo paradiso ha rischiato di essere distrutto per sempre dal progetto del tratto finale Monteromano Tarquinia della SS 675, purtroppo con il sostegno del governo, della regione Lazio e della provincia di Viterbo.

Il tracciato che si sarebbe voluto far passare su questo territorio incontaminato prevedeva una piattaforma di 22 metri di larghezza, e quasi 40 metri come ingombro totale dell’infrastruttura, in un’area ad altissimo rischio idrogeologico, che è colpita da ricorrenti e sempre più frequenti alluvioni.

Sarebbe stata un’infrastruttura devastante e di nessuna utilità, né a livello locale né a livello nazionale, dato che le stime di traffico in base alle quali si è sbandierata la “necessità” dell’opera non corrispondono affatto al reale flusso di veicoli in atto, e in previsione, su questo tratto di viabilità.

Inoltre, la localizzazione del tracciato avrebbe generato un taglio invalicabile nella valle, che avrebbe messo in ginocchio le uniche economie attive e sostenibili in questa parte di Maremma: l’agricoltura e il turismo, oltre a causare una cicatrice permanente su un paesaggio ancora incontaminato.

Si voleva distruggere un territorio unico e preziosio in nome della “rilevanza strategica nazionale” di un’opera che in realtà sarebbe stata utile, forse, solo a chi si fosse aggiudicato l’appalto. Oltre alla commissione VIA vogliamo anche ringraziare i cittadini delle zone interessate, che si sono subito organizzati in comitati locali e, affiancati dalle scriventi associazioni ambientaliste, si sono opposti fermamente a questo scempio, chiedendo invece che si mettesse mano al progetto di messa in sicurezza della SS1 BIS, con costi di realizzazione infinitamente minori e a carico della comunità, nonché un assai minore consumo di suolo e di risorse.

Finalmente il ministero dell’Ambiente esprime un parere chiaro, di tutela e che rappresenta un vero e proprio cambiamento di rotta, sulla politica delle grandi opere e della cementificazione dell’Italia.

Sia chiaro: i cittadini non dicono “fatela altrove, non nel nostro cortile”. Non suggeriscono affatto di riportare il tracciato altrove, dove sarebbe altrettanto devastante.  No: dicono la cosa più banale, semplice e onesta del mondo: “quella superstrada non serve a nessuno, se non a chi la costruirà”.

Ecco, non vorremmo che anche questa superstrada fosse realmente utile solo a chi la fa. Essa non serve perché nessuna pressione di traffico oggi lo richiede; esiste, anzi, un impegno europeo che impone di trasferire su rotaia buona parte anche del traffico attuale e una normativa nazionale che tutela l’inutile consumo di suolo agricolo.

I cittadini maremmani, quindi, non dicono di lasciare così l’attuale viabilità: dicono che serve solo un progetto per mettere in sicurezza la SS1Bis (che ne ha certamente bisogno), e chiedono a gran voce di attuarlo. Non chiedono di non fare: chiedono di fare la cosa giusta.

Non dicono no: dicono sì. Ma dicono sì a ciò che serve realmente al territorio: non a coloro che vogliono servirsi di esso. Accanto a queste ragioni naturalmente ne esistono molte altre, di tipo tecnico, amministrativo, giuridico: quelle che i nostri concittadini faranno eventualmente valere per bloccare ciò che ritengono un’ aggressione alla loro stessa vita.

Noi crediamo, che sia tempo di uscire dall’epoca delle grandi opere imposte a territori fragili e ai loro abitanti, che non le vogliono. I fatti tragici del terremoto, così vicini a noi, non ci insegnano forse che l’ unica opera di cui abbiamo davvero bisogno è la cura del territorio, e non già del suo stravolgimento?

Riteniamo che il futuro sia quello di tenersi alla larga da un modello di sviluppo insostenibile che fa perno sul cemento inutile, sugli interessi privati, sul centralismo delle decisioni, contro la libertà dei territori di decidere il proprio futuro economico e ambientale.

La salutiamo pertanto rappresentando ancora il nostro vivo apprezzamento per il lavoro Suo e della Commissione da Lei presieduta, che ha saputo coraggiosamente interpretare il sentimento di rispetto dei cittadini per il proprio territorio e la grande responsabilità che le Istituzioni hanno nella sua difesa.

Italia nostra Lazio onlus
Ebe Giacometti – Presidente

Wwf Lazio
Andrea Filpa

Lipu Lazio
Giancarlo Polinori – Delegato regionale

Forum ambientalista
Simona Ricotti – responsabile nazionale Energia

Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia
Marco Tosoni e Nicola Buonaiuto – portavoce

7 marzo, 2017

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