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24enne pestato e preso a cinghiate - Intervista a Gianluca Iannone, leader nazionale del movimento che sottolinea: "Non condanno l'aggressione a Paolo"

“L’arresto di Polidori? Un accanimento verso Casapound”

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Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Vallerano - La manifestazione di Casapound

Vallerano – La manifestazione di Casapound

Vallerano - La sede di Casapound Cimini con il portone lesionato

Vallerano – La sede di Casapound Cimini con il portone lesionato

Viterbo – “Solidarietà al militante Jacopo, raggiunto da una misura troppo pesante rispetto ai reati contestati”. Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound, contro il provvedimento della magistratura di Viterbo nei confronti di Jacopo Polidori, il responsabile di Casapound Cimini arrestato per aver aggredito, secondo l’accusa, il 24enne di Vallerano Paolo. Un pestaggio che, al di là di chi l’abbia commesso (la giustizia farà il suo corso), Iannone non condanna. Almeno per il momento. “Inizieremo a condannare questi atti quando la politica si renderà conto di ciò che sta succedendo al nostro movimento – dice a Tusciaweb il leader di Casapound Italia -: assalti alle sedi, bombe e macchine incendiate”.

Iannone, come valuta l’ordinanza di custodia cautelare notificata mercoledì scorso a Polidori?
“La trovo incredibile. Trovo incredibile questo tipo di atteggiamento nei confronti di un ragazzo incensurato, accusato solo sulla base di testimonianze da parte dell’aggredito. Stiamo vivendo, come movimento, un’ulteriore situazione di giustizia a tripla, quadrupla velocità. C’è un accanimento nei confronti dei militanti di Casapound, mentre c’è benevolenza e leggerezza su reati ben più gravi e forti che vengono quotidianamente commessi in tutta Italia. Totale solidarietà al nostro militante arrestato: Jacopo. Vicinanza alla famiglia, e vedremo come andrà a finire questa storia. Questo tipo di atteggiamento, sia da parte delle istituzione che dei mezzi di stampa, è inammissibile”.

In poche parole sta dicendo che ritiene i domiciliari troppo pesanti rispetto ai reati contestati a Polidori, ovvero lesioni aggravate e minacce?
“Sì. La pena è troppa rispetto al reato stesso, soprattutto quando testimone dell’aggressione è solo la vittima. E’ una situazione surreale”.

Al di là di chi abbia commesso il fatto, questo lo stabilirà la magistratura, condanna il pestaggio nei confronti di un 24enne colpevole di aver condiviso un post su Facebook?
“Perché ogni volta dobbiamo essere noi a condannare episodi di questo genere? Sono stufo. Dalla nostra fondazione subiamo regolarmente assalti alle sedi, bombe, anche nei negozi dei nostri militanti, macchine incendiate, divieti da chi decide chi marcia, fa i cortei o meno. Per tutto questo, però, mai nessuno si deve indignare o deve condannare la violenza. Perché mai dobbiamo essere sempre noi a stigmatizzare, che dal 26 dicembre 2003 (data della fondazione di Casapound, ndr) assistiamo quotidianamente a questa nostra demonizzazione? C’è poco da condannare. Inizieremo a condannare questi atti dal momento in cui la politica ufficiale si renderà conto di ciò che sta succedendo al nostro movimento”.

Il 19 febbraio scorso le lesioni al portone della sede di Casapound Cimini, di cui Polidori è presidente.
“E’ stata messa una bomba e non mi pare che sia stata stigmatizzata la violenza o che sia stato condannato il gesto. Anzi. C’è stata anche una manifestazione contro la violenza politica a cui Casapound voleva partecipare, ma non è stata accettata. Così ci sono stati due cortei. E’ quindi fin troppo chiaro da dove parte la violenza politica”.


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17 marzo, 2017

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