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Graffignano - Alla sbarra padre e figlia - Sono accusati di stalking in concorso, l'uomo anche di lesioni

Sfregiata con l’acido, tempi lunghi per il processo

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La mano della donna, sfregiata con una sostanza corrosiva
 

La mano della donna, sfregiata con una sostanza corrosiva

La mano della donna, sfregiata con una sostanza corrosiva

Graffignano -Sfregiata con l’acido dal suo aguzzino, la donna si è costituita parte civile nel processo. Ieri l’ammissione delle prove davanti al giudice Giacomo Autizi, che ha fissato però la prima udienza a gennaio del 2018. Solo allora saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa. 

Alla sbarra un 67enne e la figlia 41enne. Entrambi sono accusati di stalking in concorso, l’uomo anche di lesioni proprio in relazione all’agguato con l’acido. L’episodio risale al 3 aprile 2014, preceduto, secondo il pm Paola Conti che ha chiesto il rinvio a giudizio, da otto mesi di persecuzioni. 

La vittima, una 42enne, per ripararsi dal lancio verso il volto, è stata colpita a una mano e all’avambraccio. Tutto è nato da una denuncia per usura da parte della donna, una commerciante di Sipicciano, nei confronti dell’uomo che, per scoraggiarla ad andare avanti, avrebbe preso a perseguitarla, aiutato dalla figlia. Fatto sta che a quella prima denuncia per usura ne sono seguite innumerevoli altre per molestie, ingiurie, minacce e infine stalking.

“Prima pagavo e stavo in pace, adesso non campo più”, si sfogò la donna, rendendo pubblico il suo dramma. Il 3 aprile 2014 era sola nel giardino di casa quando l’imputato avrebbe fatto irruzione nella proprietà in automobile, lanciandole qualcosa dal finestrino. D’istinto la parte offesa ha sollevato le braccia per coprirsi gli occhi, ma non si è salvata dal liquido corrosivo. La corsa all’ospedale di Orvieto si è tradotta in un mese e mezzo di convalescenza. 

Una ventina le querele precedenti, dopo che il 67enne aveva preso a perseguitarla in seguito alla denuncia per usura, pedinandola, insultandola, minacciandola, appostandosi fuori casa, suonando il clacson nelle ore notturne e illuminando le finestre con i fari per tenerla sveglia, facendole il verso della pistola o quello di investirla.

Tutte rimaste lettera morta. Tranne l’ultima. Prima dello sfregio con l’acido si era trovata una tanica di benzina sulla porta. E la figlia l’avrebbe apostrofata dicendole: “Ricordati che non è cambiato niente, povera scema, da noi tornerai strisciando”. A gennaio, a sette anni di distanza dalla prima denuncia per usura, si ritroveranno di fronte in tribunale. 


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10 marzo, 2017

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