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Un anno fa lo schianto - Il pontefice dedica una messa alle studentesse morte, tra cui la viterbese Elisa Scarascia Mugnozza - I genitori si sono recati anche al Miur - La ministra dell'istruzione: "Chiederò all'Europa regole certe e ferree per tutti"

Strage in Erasmus, le famiglie in preghiera col papa

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Spagna - Strage Erasmus - Le vittime italiane

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Spagna - Strage Erasmus - Lo schianto del bus in Catalogna

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Elisa Scarascia Mugnozza

Elisa Scarascia Mugnozza

Viterbo – 20 marzo 2016. Alle 6 del mattino di un anno si spengono le vite di Elisa, Francesca, Serena, Valentina, Elena, Elisa e Lucrezia. Con loro se ne vanno anche altri sei angeli: due tedesche, una romena, una uzbeka, una francese e una austriaca. Sono le tredici, giovani, vittime della strage Erasmus in Spagna.

Alle prime luci dell’alba il pullman sul quale viaggiavano è finito dall’altra parte della carreggiata dell’autostrada tra Valencia e Barcellona. La 20enne viterbese Elisa Scarascia Mugnozza e le sue dodici compagne tornavano da una gita organizzata al festival di Las Fallas. Poi il terribile schianto.

Ieri papa Francesco le ha volute ricordare nella messa a santa Marta; a loro ha voluto dedicare la celebrazione. E nella piccola cappella erano presenti i familiari delle tredici vittime italiane, tra cui la mamma e il papà di Elisa Scarascia Mugnozza.

Il papa nell’omelia ha parlato dei sogni che animano i giovani. “San Giuseppe dia loro la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni”. La figura di san Giuseppe, ha ricordato il pontefice, è custode delle debolezze e del sogno di Dio. Un compito che, ha spiegato papa Francesco, ricevette durante un sogno: “Ecco perché è un uomo capace di sognare”. E per questo è custode del sogno di Dio e trasmette un messaggio rivolto a tutti: “Io oggi vorrei chiedere, ci dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi”.

Ventiquattro ore prima del papa, i familiari delle sette vittime italiane sono stati ricevuti dalla ministra dell’istruzione Valeria Fedeli che li ha voluti incontrare in un ministero aperto solo per loro, perché si sentissero “accolti e protetti da me e da tutto il governo. Il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio sono qui con noi, faremo tutto, anche l’impossibile, per continuare ad esservi vicini, anche nella vicenda giudiziaria”, sottolinea la ministra Fedeli.

Il prossimo maggio ai colleghi europei a Firenze per i 30 anni dell’Erasmus, Fedeli chiederà un impegno: “Noi mettiamo i nostri ragazzi nelle mani di qualcun altro che deve proteggerli nel miglior modo possibile. E’ necessario che l’Europa dia delle regole certe. Erasmus ormai è nel vocabolario come sinonimo di sicurezza, non può essere che dietro quella parola non ci sia nulla”.

Al termine dell’incontro la ministra ha gli occhi lucidi. “Non posso salutarvi, non riesco a dirvi buona serata”, dice ai genitori di Francesca, Serena, Valentina, Elena, Elisa, Lucrezia ed Elisa. Così li abbraccia forte uno per uno.

E ieri tutte le università d’Italia hanno ricordate le sette ragazze, i cui genitori si sono riuniti nell’associazione ‘Generazione Erasmus 20 marzo 2016’. Ora combattono perché questa tragedia abbia almeno un senso: denunciare le condizioni di insicurezza in cui si muovono gli studenti Erasmus e chiedere quindi regole più ferree e omogenee per gli stati europei che partecipano al programma che quest’anno compie 30 anni.


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21 marzo, 2017

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