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Associazione per delinquere - Estorsioni, intimidazioni e pestaggi in discoteca - Rinvio a fine mese

“Toro loco”, il processo non parte

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Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Viterbo – Il processo “Toro loco” non parte.

L’inchiesta su una lunga serie di episodi violenti nel Viterbese – tra pestaggi in discoteca e auto incendiate, tra il 2008 e il 2009 – sarebbe dovuta sbarcare questa mattina in tribunale, davanti al collegio dei giudici. Ma è stato tutto rinviato a fine mese.
 
Ventiquattro gli imputati, due le parti civili. Trentacinque capi di accusa, tra cui il più pesante: l’associazione a delinquere contestata ai quattro fratelli Medde, di origine sarda, da più di vent’anni residenti a Ronciglione, e a un gruppo di buttafuori, accusati di violenze sui frequentatori dei locali in cui svolgevano il servizio di sicurezza.
 
In udienza preliminare, a marzo 2016, in quattro sono stati prosciolti per prescrizione, che ha fatto anche strage di accuse. Il gup, all’epoca, ha depennato una decina di capi di imputazione troppo vecchi e, quindi, fuori tempo massimo. 
A processo, il fascicolo “Toro loco” arriverà sfoltito: meno accuse, meno accusati e senza più il ‘grande accusatore’ Ivan Massari, che ha patteggiato un anno e dieci mesi e 2200 euro di multa.
 
L’indagine partì proprio dall’aggressione che Massari subisce a Castel Sant’Elia nel 2009: Gavino Medde – già condannato nell’inchiesta “Mamuthones” insieme ai suoi fratelli – gli spara con un fucile a pallini. A quel punto, Massari comincia a collaborare con la procura che, sulle sue rivelazioni, apre più filoni d’inchiesta, iscrivendo anche Massari nel registro degli indagati.
 
Lo scenario che emerge è quello di un gruppo compatto di intermediari e recuperatori di crediti con metodi violenti: dalle botte alle minacce di morte, fino alle macchine e porte di casa bruciate. “Regolatori di conti”, per la procura, chiamati per far ritirare denunce o estorcere denaro. Sempre con mezzi intimidatori, secondo il sostituto procuratore Massimiliano Siddi, titolare delle indagini.
 
Il processo promette battaglia, soprattutto per smontare l’associazione a delinquere: “Già il tribunale del Riesame, nel 2009, la definì inesistente, scarcerando i fratelli Medde, perché riteneva Massari inattendibile”, dichiarò subito dopo l’udienza preliminare e il rinvio a giudizio Marco Russo, legale dei fratelli Medde.
 
“Anche il gip Silvia Mattei, in fase di indagini, ritenne che non c’erano i presupposti per contestare l’associazione a delinquere – afferma Russo -. Un’accusa inesistente non solo per noi, ma anche per un giudice e un tribunale del Riesame. Il gup aveva un’autostrada per prosciogliere, ma non importa: a processo ci difenderemo”.

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14 marzo, 2017

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