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L'Irriverente

Un Attilio Jozzelli inedito

di Renzo Trappolini
Attilio Jozzelli

Attilio Jozzelli

Attilio Jozzelli con Renzo Trappolini

Attilio Jozzelli con Renzo Trappolini

Giulio Andreotti, Attilio Jozzelli e Renzo Trappolini

Giulio Andreotti, Attilio Jozzelli e Renzo Trappolini

Giulio Andreotti, Attilio Jozzelli e Renzo Trappolini

Giulio Andreotti, Attilio Jozzelli e Renzo Trappolini

Franco Evangelisti, Giulio Andreotti, Attilio Jozzelli e Renzo Trappolini

Franco Evangelisti, Giulio Andreotti, Attilio Jozzelli e Renzo Trappolini

Viterbo – Stavolta l’Irriverente è riverente perché, ritrovando nei suoi scaffali la raccolta della Fiaccola, quindicinale pubblicato ad Orte subito dopo la guerra nel 1945 e mentre si sceglieva la Repubblica nel 1946, ha scoperto un Attilio Jozzelli inedito.

L’aveva conosciuto da deputato, membro del governo, guida della Dc viterbese e poi quando, a soli 50 anni decise di abbandonare la politica, convinto che occorresse lasciare spazio ai giovani e per il rinnovamento dei partiti e dello Stato.

Era il marzo 1976, come marzo era il mese in cui nacque e quello in cui nel 1995 morì: nella sua ultima elezione lo avevano votato 111mila persone.

Gli articoli sulla Fiaccola rivelano un’apertura culturale che sola può far capire le ragioni di quel gesto inusitato del ritiro dal Parlamento.

Nell’aprile del ’45, ad esempio, analizzò con preveggenza la situazione europea e i ruoli assorbenti, allora come oggi, di Francia e Germania e, quattro mesi dopo, chiamò senza mezzi termini “imperialismi” sia quello russo che quello americano, scrivendo che avrebbe potuto “arrestarli solo l’Unione degli europei”.

E quelli erano giorni in cui il sangue europeo versato per colpa degli europei era ancora caldo.

L’anno dopo, mentre in Italia si dibatteva sulla Costituzione, chiese che si stabilisse “il rientro dell’operaio negli utili dell’azienda”, riconoscendo al lavoro il valore di elevazione economica ma anche democratica. (Altro che lavoro globalizzato come merce da comprare a strozzo!).

Attilio Jozzelli ed altri giovani di Orte si formavano all’impegno politico scrivendo su La Fiaccola e dibattendo anche con gli avversari politici.

Rispettandoli ed ottenendone rispetto, come quando, il 16 ottobre 1945, ingaggiarono un post-comizio con Sandro Pertini il “quale si interessò a quanto noi venivamo esponendo e, serenamente com’è suo modo, cerco di risponderci.

A guidarli c’era un prete professore, don Delfo Gioacchini, il quale alla vigilia della Costituente apriva il giornale con le parole del socialista Ivanoe Bonomi, presidente del primo governo dopo la liberazione di Roma: quando un paese è in crisi “tra i pericoli vi è non solo l’arditezza delle soluzioni, ma anche e ancora di più la loro avventatezza e la loro improvvisazione”.
Esattamente.

Renzo Trappolini

20 marzo, 2017

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