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Gare truccate per la raccolta differenziata - Per otto imputati, tra cui gli imprenditori Cristian Comin e Michele Imperiale e l'ex sindaco di Graffignano Fabrizio Marchini

Appalti e rifiuti, parte il processo

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – Appalti e rifiuti, parte il processo.

Prima udienza questa mattina davanti ai giudici del tribunale di Viterbo, per otto dei quattordici indagati per un giro di presunte gare truccate per la raccolta differenziata. Alla sbarra, dopo il rinvio a giudizio dello scorso dicembre, gli imprenditori Cristian CominMaurizio TonnettiMichele Imperiale e il suo collaboratore Alessandro Ceccarelli; l’ex sindaco di Graffignano Fabrizio Marchini, l’ex assessore all’ambiente di Rignano Flaminio Giovanni Gasparigli e gli impiegati del comune di Sant’Oreste Franco Diamanti e di quello di Collevecchio Angela Ruggeri. Devono rispondere dei presunti appalti truccati finiti sotto la lente degli inquirenti tra il 2009 e 2010.

L’indagine, coordinata dai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, è stata interamente seguita dal Nipaf della Forestale. Gli investigatori individuano in Michele Imperiale e Cristian Comin le figure imprenditoriali di spicco dell’inchiesta. Sarebbe stato Imperiale, 53enne nato a Terni, il più attivo nei tentativi di pilotare le singole gare, immediatamente seguito da Cristian Comin, gestore 40enne della Gesta srl di Treviso. Un nome molto noto in provincia, nell’ambito della raccolta rifiuti. Nel calderone finirono anche impiegati comunali ed ex amministratori locali. E poi dirigenti e persone che, a vario titolo, hanno seguito le gare per l’affidamento del servizio di raccolta differenziata tra Corchiano, Graffignano, Rignano Flaminio, Collevecchio e Sant’Oreste.

Secondo gli accertamenti dei Forestali, la proposta ai comuni di un progetto di raccolta differenziata “chiavi in mano” – con l’abbattimento dei costi di discarica – sarebbe venuta da Imperiale e Comin. Ma l’apparente risparmio per le casse comunali sarebbe stato annullato dai costi del nuovo sistema e dai profitti per le ditte aggiudicatarie. La strategia è la solita: offrire servizi a un ribasso minimo a scapito dei comuni.

Gli atti di indagine parlano di “accordi collusivi e fraudolenti” tra imprenditori “in merito al contegno che le ditte invitate dovevano tenere” sui contenuti delle offerte. E poi, gli elenchi delle aziende partecipanti passati sotto banco a Imperiale da impiegati comunali compiacenti. Bandi stilati quasi a quattro mani con gli imprenditori, secondo gli inquirenti, come nel caso di Rignano Flaminio, dove si parla di una bozza consegnata prima dell’approvazione o di “bando il cui contenuto recepisse le indicazioni fornite da Imperiale” e dal suo collaboratore Alessandro Ceccarelli.

Ad affrontare il processo otto dei quattordici indagati iniziali. Dei restati sei, quattro sono stati prosciolti e due archiviati in udienza preliminare.


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4 aprile, 2017

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