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Tribunale - Diffamazione e calunnia - Ennesimo rinvio del processo in cui sono imputati Gianfranco Fiorito e Paolo Gianlorenzo

Fatture tarocche, slitta l’ora della verità

Franco Fiorito

Franco Fiorito

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Fatture tarocche, slitta a giugno l’ora della verità. Ieri è andato in scena l’ennesimo rinvio del processo a Gianfranco Fiorito e Paolo Gianlorenzo. 

Stavolta il rinvio è dipeso dallo sciopero dei viceprocuratori onorari e dalla concomitante assenza del pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta sulla finta rimborsopoli a carico di Francesco Battistoni. 

Nel frattempo, dopo il ping pong tra giudici, che per motivi procedurali si sono rimpallati il processo, lo scorso 7 marzo il processo è stato definitivamente affidato a Giacomo Autizi. E a giugno, salvo sorprese, saranno ascoltati i primi quattro testimoni dell’accusa.

Al centro la finta rimborsopoli a carico di Francesco Battistoni, uno dei processi più attesi al palagiustizia del Riello, se non altro per l’eco nazionale avuto dalla vicenda. A suo tempo. Era il 2012 e nel frattempo sono passati quasi cinque anni.

Il controverso giornalista e l’ex capogruppo regionale del Pdl Franco Fiorito sono accusati di diffamazione (“Er Batman” anche di calunnia) per le false accuse di rimborsi facili dalla Regione Lazio all’allora consigliere Battistoni.

Al centro le fatture taroccate pubblicate online da Gianlorenzo nel settembre 2012, nel pieno della bufera Rimborsopoli, che portò alle dimissioni della giunta Polverini. Ma a distanza di quattro anni e mezzo l’accusa più pruriginosa, quella di avere falsificato i documenti, è venuta meno, essendo stato nel frattempo il reato depenalizzato.

E sono venute meno di conseguenza anche due delle quattro parti civili, tra cui un’agenzia di comunicazione pronta a chiedere un maxi risarcimento di 300mila euro. In caso di condanna, potranno chiedere i danni solo Battistoni e la segretaria Erica Antonelli, con la quale si insinuava il politico avesse una (inesistente) relazione. 

Fiorito è imputato anche per la calunnia a danno dell’€™allora coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso, e della sua segretaria, Maria Ludovica Nasonte. I due sarebbero stati ingiustamente incolpati di aver falsificato le fatture. 

Secondo il sostituto procuratore Siddi, il dossier tarocco sarebbe servito a gettare fango su Battistoni, “colpevole” di aver scoperto gli ammanchi nelle casse del gruppo Pdl. E’ l’€™inizio dell’inchiesta-scandalo sulle spese pazze coi soldi dei contribuenti: Fiorito finisce in manette, mentre una fiumana di ex consiglieri regionali nel registro degli indagati. Molti sono stati prosciolti. Ma non “Francone”€, condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi per peculato.

Secondo le indagini, il presunto plico di fatture false era parte integrante della strategia di Fiorito: difendersi, attaccando e accusando tutti di spendere e spandere. Le fatture tarocche, con quegli importi gonfiati, potevano far passare il concetto che Battistoni, in primis, aveva chiesto rimborsi illegittimi per cene di lusso, comunicazione e pubblicità. L’ex capogruppo Pdl è parte civile nel processo, insieme alla sua segretaria.

 

13 aprile, 2017

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