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Tribunale - L'avrebbe costretta a diventare la sua amante dopo il matrimonio combinato con un musulmano

Ricatto a luci rosse all’ex entreneuse, gestore di night alla sbarra

Ancora violenze in famiglia

Ex entreneuse denuncia ricatto a luci rosse

Viterbo – Gestore di night club si invaghisce di una entreneuse marocchina, che gli è stata presentata da una ballerina romena. Ma quando lei lo lascia per tornare in patria e sposarsi con un connazionale di religione musulmana dà fuori di testa. E, ricattandola, a costringe a tornare in Italia e diventare la sua amante. Questo secondo l’accusa.

“Se non torni con me, spedisco in Marocco foto e filmati in cui facciamo sesso”, le avrebbe mandato a dire quando ormai sono state celebrate le nozze combinate.

Una minaccia gravissima: “In base alla nostra cultura, sarebbe stata una condanna a morte per me e per la mia famiglia”, ha spiegato in lacrime la vittima al giudice Giacomo Autizi durante la prima udienza del processo al suo aguzzino. 

Terrorizzata dalle possibili conseguenze, l’ormai ex ballerina sarebbe tornata in Italia e avrebbe ceduto al ricatto. “Sono stata la sua schiava del sesso per tre anni, per un periodo mi ha anche tenuto segregata nella sua villa”, ha detto in lacrime.

Nonostante il ricatto, l’uomo, inizialmente indagato per estorsione, alla fine se l’è cavata con la ben più lieve imputazione di violenza privata. Perché costringere qualcuno a fare sesso con un ricatto non configurerebbe l’ingiusto profitto con altrui danno. 

Peccato che il reato così configurato sia già prossimo alla prescrizione. Se ne è accorto ieri il giudice Autizi che, nonostante lo sciopero dei vpo, era pronto a celebrare lo stesso  il processo per accelerare i tempi. Ma data l’assenza dell’unico testimone, alla fine ha dovuto comunque rinviare comunque l’udienza.

Un nulla di fatto che rischia di compromettere per sempre l’accertamento della verità. Se non si riesce ad arrivare nemmeno a una sentenza di primo grado, infatti, la vicenda si chiuderà definitivamente. Senza colpevoli o innocenti.

La giovane marocchina sarebbe stata terrorizzata: “Nel mio paese non dovevano assolutamente sapere nulla del mio passato. In Italia sono rientrata da sola, perché mio marito appena sposati non aveva ancora il permesso”. 

“Mi hanno aiutato mio fratello, mia sorella e mia madre che avevano un negozio in centro a Viterbo – ha spiegato – sono riusciti a farsi dare una cassetta, pensavamo fosse finita, invece ne aveva altre”.

Tre anni d’inferno, dal 2008 al 2011, fino a quando non è andata in questura.

Tra i testimoni, il commissario Mario Procenesi. “In casa gli abbiano sequestrato una videocassetta, due cd e un computer portatile pieni di immagini e filmati a luci rosse con la parte offesa”, ha spiegato. Tutti girati nel salone della sua villa, come ha detto il perito che li ha passati al setaccio: “Espliciti e inequivocabili. Ci sono solo due fotogrammi non pornografici della ragazza”.

21 aprile, 2017

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