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Montefiascone - Operazione Giardinetti - Nelle chat dei baby pusher i solleciti di pagamento per la droga

“Se non mi porti i soldi te rompo il muso”

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Montefiascone - Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell'operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell’operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate, elaborate e diffuse dai carabinieri dell'operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate, elaborate e diffuse dai carabinieri dell’operazione Giardinetti

Montefiascone - Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell'operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell’operazione Giardinetti

Montefiascone – “Se non mi porti i soldi te rompo il muso”. Che i baby pusher avessero problemi a farsi pagare la droga emerge dalle carte d’inchiesta dell’operazione Giardinetti. Nero su bianco i carabinieri del Norm di Montefiascone hanno riportato le conversazioni Messenger e Whatsapp, trascritto i messaggi vocali e le chat tra i presunti baby spacciatori e i loro clienti.

Nelle conversazioni che si sarebbero rilevate incriminanti, sono una manciata i ‘solleciti di pagamento’. “Domani vedi di risolve in qualche modo, che me so’ rotto pure un po’ le palle “, avrebbe scritto uno dei sei indagati maggiorenni. In totale sono dieci. Tra questi quattro minori, difesi tra gli altri dagli avvocati Samuele De Santis e Paolo Delle Monache.

Il presunto cliente continua comunque a non saldare il debito. “Ma me devi da’ scapoccia’ sempre. Non te risei fatto trova’. Devi fuggi’ per 20 euro?”. E ancora: “Non te fai senti’. Non te fai vede. Me dici se vedremo domani e poi non veni a scola. L’unico modo pe’ trovatte è veni’ in classe tua”. Per gli inquirenti lo spaccio sarebbe avvenuto anche a scuola, in un istituto di Viterbo.

A non pagare sarebbero stati anche i baby pusher, che non avrebbero saldato il debito con il presunto rifornitore. “Se oggi non mi porti ‘sti cazzo di soldi te vengo a casa e te rompo il muso. Me so’ rotto il cazzo delle prese per il culo. Oggi capisci bene…”.

I carabinieri individuo nel parco comunale di Montefiascone il quartier generale dello spaccio. Nel centro storico, a 150 metri dalle scuole elementari. Da qui il nome dell’operazione – Giardinetti -, coordinata dalla procura di Viterbo e da quella del tribunale per i minori di Roma. La pm Paola Conti si è occupata degli spacciatori maggiorenni – quattro 20enni finiti ai domiciliari il 24 marzo scorso –; il pm Gaetano Postiglione di quelli minorenni.

Le indagini scattano a settembre 2016. I militari documentano lo spaccio tramite delle telecamere nascoste. I baby pusher avrebbero incontrato i clienti sulla scalinata che collega le due aree dei giardini. Lo spaccio sarebbe avvenuto quotidianamente, dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata. La droga, celata in piante e cespugli e nei luoghi più nascosti del parco, sarebbe stata confezionata e consumata sul momento: nella maggior parte dei casi gli assuntori avrebbero fumato gli spinelli subito dopo averli acquistati, così da rendere vano qualsiasi controllo all’uscita dai giardini. Cessioni, preparazione e consumo sarebbero avvenuti anche in presenza di bambini. In alcuni filmati si vedono due bimbi di dieci anni intenti a osservare lo spaccio mentre giocano nel parco, uno con il monopattino e l’altro su una bicicletta.


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26 aprile, 2017

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