__

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'irriverente

Sulla Salaria le pietre del Sepolcro non rotolano…

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Bastarono due angeli, dicono, a togliere il “sigillo” e la pesante pietra per lasciar risorgere il sepolto.

In questa Pasqua, quando un sesto dell’umanità ricorda l’evento, pur passando per Sigillo, frazione subito dopo Rieti, si trova che ai lati della Salaria le pietre delle montagne spaccate e quelle sbriciolate delle case scomparse sono ancora lì.

Dopo otto mesi, mille promesse, visite illustri e messe solenni con famiglie governative al seguito.

Dopo il terremoto di agosto e settembre, ancora sono lì. Nessun angelo è intervenuto e neanche gli uomini hanno provveduto a spostarle. Accumoli, Pescara del Tronto, Arquata, come in tanta parte di Amatrice, cumuli di sassi e qua e là materassi, pezzi di tavoli e credenze, testiere di letti e, pare di scorgere, anche brandelli di biancheria.

Lì sotto, il sepolcro ancora pieno del ricordo di chi ne è uscito morto e di chi, vivo per miracolo, è stato fatto emigrare – uomini e donne di montagna – negli alberghi della costa che, però, stanno per ricacciarli chissà dove, perché il turismo preme.

In strada si respira silenzio e rispetto, perché fino ad Ascoli Piceno, passando per le sessantanove frazioni di Amatrice e le tante altre di Acquasanta Terme, si sta come al bordo delle mura dei cimiteri.

E qui, vicino Grisciano, un Cimitero quelle mura le ha perse e la tragica nudità delle tombe squassate non mostra sudari e vesti evangeliche, ma schegge di qualche povera bara e la dolorosa pietà di chi ha ricomposto corpi che non aspettavano certo quel tipo di ritorno all’aria dei viventi.

Peggio che negli scenari biblici più tragici, qui le pietre su pietre sono rimaste e a lungo rimarranno, dato che lo Stato ha delegato a rimuoverle la Regione che non ha i soldi per farlo.

Qualcuno lo farebbe da solo, perché questa è gente che non aspetta i contributi, è operosa, pronta, sa rimboccarsi le maniche e lavorare, rimettere in piedi case, fabbriche e stalle. Ma la burocrazia la ostacola e le autorizzazioni sono rallentate dalle competenze inutilmente sovrapposte di uno Stato bifronte rappresentato dal Dipartimento della protezione Civile e da un Commissariato per la ricostruzione nato più da esigenze romane del partito di maggioranza che da effettive necessità.

Parlando con la gente la sensazione è che tutto vada poi a scaricarsi inevitabilmente sui sindaci, poveri cristi che nessuno pensa di far scendere dalle croci, dove i partiti si sono affrettati a togliere i simboli, così come pare faranno in gran parte dei comuni dove si andrà presto a votare per “liste civiche” perché le riforme che servono davvero, loro – i partiti – non le hanno fatte, non le fanno e forse non gli conviene farle.

Intanto i tg camonilla raccontano di qualche decina di “casette” consegnate dopo otto mesi. Ma, almeno qui, sotto Arquata, esse sono solo delle scatole di legno con finestrine buone per i nani di Biancaneve, posate sul ciglio della Salaria, accanto a rettilinei pericolosi senza neanche un dissuasore stradale per evitare che un camionista stanco sbandi e prosegua l’opera di distruzione.

Brutta la Pasqua che quest’anno l’Irriverente ha passato ad Ascoli. Non solo perché lì tanto tempo ha operato, ma perché non si capacita come mai in uno Stato tecnologicamente avanzato e ancora democratico non si trovi il modo di portare via quelle pietre per far risorgere quelle terre restituendo il pieno diritto di viverci a ai superstiti.

Renzo Trappolini

19 aprile, 2017

Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564