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Aggressione a Vignanello - 24enne pestato e preso a cinghiate - Jacopo Polidori resta ai domiciliari - Il Riesame traccia l'identikit del leader di Casapound Cimini arrestato: "E' sufficiente la sua libertà per incutere timore"

“Violento, spregiudicato e pervicace”

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Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Vallerano - La manifestazione di Casapound contro la violenza

Vallerano – La manifestazione di Casapound contro la violenza

Vignanello – “Violento, spregiudicato e pervicace”. Il tribunale del Riesame di Roma traccia l’identikit di Jacopo Polidori, nelle pagine in cui motiva la decisione di far restare ai domiciliari il leader di Casapound Cimini, arrestato dopo il pestaggio di Vignanello.

Di che pasta fosse fatta, secondo la magistratura, la personalità di Polidori, 30 anni a luglio, era già emerso, chiaramente, nell’ordinanza d’arresto firmata dal gip di Viterbo Savina Poli. Ora lo ribadisce anche il Riesame. “L’indagato ha dimostrato spregiudicatezza e pervicacia”. Il militante si è infatti accanito sulla sua vittima – Paolo, 24enne di Vallerano – colpendolo con quattro, cinque cinghiate sulla schiena. Era a terra, stordito e sanguinante per la raffica di calci e pugni già presi da due o tre ragazzini di estrema destra. Gli hanno rotto il naso e l’incisivo inferiore sinistro. Gli hanno fatto diventare il volto una maschera di sangue. Ma nonostante tutto questo Polidori non si è fermato, neppure difronte alle suppliche della vittima. Poi si è allontanato, “incurante e senza nutrire il minimo timore per le conseguenze del proprio agire”.

Per il tribunale della libertà è stata una “violenza del tutto gratuita, sproporzionata” rispetto a quanto ‘commesso’ da Paolo. Una violenza “dettata da motivi futili e banali”. La ‘colpa’ del 24enne? Aver condiviso su Facebook una frase goliardica che fa la parodia ai tipici manifesti neofascisti. “Un mero pretesto – secondo il Riesame – per dar sfogo a un impulso violento. L’aggressione ha quindi assunto i connotati di una vera e propria missione punitiva”. Uno del ‘branco’ – una quindicina di militanti, tra cui molti minorenni – per evitare che gli amici di Paolo intervenissero per difenderlo, li avrebbe intimoriti girandogli intorno con una cintura in mano. Gli avrebbe intimato di non impicciarsi e non proseguire oltre.

“E’ evidente – sottolinea il tribunale della libertà – che gli aggressori sono stati indispettiti dal comportamento della vittima, che ha osato pubblicare il post”. Per la magistratura l’obiettivo del pestaggio è chiarissimo: ecco cosa succede a chi “rompe il cazzo”, a chi “prende in giro Casapound”, per usare le espressioni con cui i militanti avrebbero minacciato e intimorito il 24enne.

Punire. Ma anche impedire che la vittima, in futuro, potesse nuovamente esprimere la propria opinione contro Casapound. Ma anche parlare, parlare con gli inquirenti. “E’ chiaro – scrive il Riesame – lo stato di terrore in cui versavano (dopo il pestaggio, ndr) la vittima, che nell’immediatezza ha preferito non chiamare le forze dell’ordine, ma anche i suoi amici che non sono credibili nel momento in cui dicono di non essere in grado di riconoscere l’aggressore, poiché si trovavano a pochi metri da lui. La vittima ha inoltre dichiarato che dal giorno dell’aggressione, per la paura, è costretto a rimanere a casa”.

Il Riesame, rigettando tutte le richieste della difesa, spiega perché non revoca i domiciliari a Polidori. “Può reiterare delitti della stessa indole. E’ praticamente certo, se si considera la dinamica dei fatti, che se non cautelato l’occasione si ripresenterà. E’ sufficiente lo stato di libertà dell’indagato per incutere timore nei testimoni e indurli a non parlare. Quindi, stante la sua inaffidabilità, ogni altra misura non custodiale appare inadeguata.

In ragione delle plurime aggravanti contestate – conclude il tribunale della libertà -, della personalità di Polidori e della gravità del fatto commesso è ragionevole ritenere che la pena sarà superiore ai due anni di reclusione e non sarà condizionalmente sospesa”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 aprile, 2017

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