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Operazione Déjà vu - Giro di auto dall'estero - Finite ai domiciliari con l'imprenditore Elio Marchetti e altre tre persone - Documenti al vaglio degli inquirenti - Probabile sequestro preventivo dei beni

Anche due donne viterbesi tra gli arrestati

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Sei arrestati. Tra loro anche due donne viterbesi.

A finire ai domiciliari nell’inchiesta Déjà vu – su un presunto sistema per evadere l’Iva sulle auto di importazione – pure due dipendenti di Elio Marchetti. Sono Carla Corbucci ed Emilia Tiveddu, entrambe residenti nella Tuscia. La prima è la storica segretaria dell’imprenditore viterbese, recluso in casa da mercoledì. Si occupava della contabilità della società. La seconda è la liquidatrice della Golden Group, l’ex spa di via della Palazzina al centro di una precedente indagine su Elio Marchetti e la sorella Catia. Secondo l’accusa, Tiveddu sarebbe stata l’anello di congiunzione tra i soggetti coinvolti nell’organizzazione smantellata con l’operazione Déjà vu (in cui non è coinvolta Catia Marchetti).

Multimedia: Arrestato Elio Marchetti – slide – video

“Un’organizzazione estesa e ben strutturata, dedita ad attività criminose”, l’ha definita il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma. Un solo obiettivo: evadere l’Iva sulle auto provenienti dalla Germania, per poi rivenderle a prezzi ultracompetitivi. “Ruotava tutto intorno a Elio Marchetti”, hanno spiegato i comandanti di Guardia di finanza e Polizia stradale di Viterbo, Giosuè Colella e Gianluca Porroni. L’indagine, congiunta, è stata coordinata dal pm Fabrizio Tucci.

Molti e complessi i metodi usati per evadere il fisco, per un totale di un milione e mezzo di euro. Dall’emissione di presunte fatture inesistenti alla falsificazione delle carte di circolazione, fino ad arrivare alle false dichiarazioni sostitutive di atto notorio. L’operazione scatta nell’ottobre del 2016. Nove le società che avrebbero partecipato al traffico. Almeno novanta le auto coinvolte, tutte di media e grossa cilindrata. Tutte di marchio tedesco: Mercedes-Benz, Audi, Bmw.

Sei invece gli arrestati, finiti ai domiciliari su disposizione del gip Savina Poli. Oltre ai viterbesi Marchetti, Corbucci e Tiveddu, sono reclusi in casa Simone Girolami (titolare di un’srl con sede fittizia in provincia di Latina), Giuseppe De Lucia (a capo di una società di autotrasporti di Foggia) e Domenico Sordo (responsabile di un’agenzia di pratiche auto, sempre del comune pugliese). L’accusa è di associazione per delinquere a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco.

Per i tre viterbesi ieri in procura gli interrogatori di garanzia. Interrogatori fiume. Elio Marchetti – difeso dagli avvocati Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta -, Carla Corbucci – difesa dall’avvocato Michele Ranucci – ed Emilia Tiveddu – difesa dall’avvocato Francesco Massatani – hanno risposto a tutte le domande del gip, che sono ruotate attorno all’ordinanza di 143 pagine, con cui sono state disposte le misure di custodia cautelare. I tre arrestati, non si sarebbero limitati a rispondere alle contestazione e a dirsi estranei ai fatti, ma avrebbero fornito la propria versione dei fatti.



L’indagine Déjà vu non sarebbe però ancora finita. Ora gli inquirenti starebbero lavorando sulla mole di documenti sequestrati. L’obiettivo sembrerebbe essere anche la richiesta di misure patrimoniale, ovvero il preventivo sequestro dei beni per il corrispettivo di Iva evasa. Ma è ancora tutto al vaglio. Per le misure patrimoniali bisognerà aspettare qualche mese, quando la Guardia di finanza avrà quantificato tutti gli importi evasi. O presunti tali.



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 maggio, 2017

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