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Nepi - Ospizio lager - Patteggiano pene inferiori ai due anni le titolari, madre e figlia, arrestate nel 2013

Anziani schiaffeggiati, rinviato a giudizio il geriatra

Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo Nepi - Un anziano schiaffeggiato

Casa di riposo Nepi – Un anziano schiaffeggiato

Casa di riposo Nepi - Gli anziani maltrattati

Casa di riposo Nepi – Gli anziani maltrattati

Nepi – Ospizio lager di Settevene, hanno patteggiato pene inferiori ai due anni madre e figlia di 74 e 55 anni finite ai domiciliari per maltrattamenti agli anziani nell’autunno 2013.

E’ stato invece rinviato a giudizio il medico 71enne indagato solo successivamente, nel prosieguo delle indagini sfociate nel blitz dell’operazione “Barbarie”. Il processo a suo carico comincerà però solo nel maggio 2018.

Tutti e tre sono comparsi questo mercoledì davanti al gip Savina Poli, che ha accordato alle due donne il patteggiamento, grazie al quale hanno potuto usufruire dello sconto di un terzo della pena. I corpi di quattro anziani deceduti nella casa di riposo furono addirittura fatti riesumare in seguito al blitz. 

La madre, Rosalia Ceci, titolare della comunità alloggio a gestione familiare “Serena senectus” di Settevene, è stata condannata a un anno e sei mesi. La figlia, Michelina Miseria, sua assistente, ha invece patteggiato un anno, dieci mesi e dieci giorni. 

Non ha fatto richiesta di riti alternativi il medico, un geriatra con 44 anni di esperienza alle spalle, per il quale la procura ha chiesto il processo. In aula il pubblico ministero Paola Conti. Nel frattempo si sono costituiti parte civile cinque familiari delle presunte vittime. 

Lunghissima l’arringa del difensore Claudio Mazzoni, che ha sostenuto in tutti i modi l’operato del dottore, accusato di maltrattamenti, omessa custodia e altri reati. Per il legale il medico ha prescritto trattamenti terapeutici conformi e non è vero che non abbia trattato in maniera adeguata le piaghe da decubito, come si legge nell’informativa del Nas, duramente contestata davanti al giudice Poli. 

Dall’incidente probatorio, concluso a maggio 2015, non è invece emersa alcuna relazione tra i maltrattamenti e la morte dei 4 anziani, uno successivamente al blitz, i cui corpi furono fatti riesumare per la superperizia.  Non una frattura. Non un’ecchimosi. Non una cicatrice. L’obiettivo era stabilire se ci fosse un nesso di causalità tra i maltrattamenti filmati dai carabinieri con delle microcamere nascoste e le morti sospette.

Nei filmati si vedono i 10 anziani ospiti, quattro non autosufficienti, presi a schiaffi e pugni, insultati o legati mani e piedi alla tavola durante i pasti.

Il giorno del blitz, furono trasferiti a Faleria con tre ambulanze, un pulmino, tre infermieri e un assistente sociale. La “Serena senectus” era finita nel mirino degli investigatori, dopo la segnalazione di un collaboratore, per la mancanza dei requisiti a lavorare come Rsa.

31 maggio, 2017

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