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Giro di auto dall'estero - Negli ultimi 12 anni la procura di Viterbo ha indagato Elio Marchetti tre volte - Secondo l'accusa, il modus operandi dell'imprenditore è sempre lo stesso - In mattinata gli interrogatori in procura

Déjà vu, ovvero già vissuto…

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionariaGuardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Operazione Red Zoll - Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

Operazione Red Zoll – Elio Marchetti all’uscita dagli uffici della stradale

Operazione Red Zoll - Il deposito auto di Marchetti sottoposto a sequestro

Operazione Red Zoll – Il deposito auto di Marchetti sottoposto a sequestro

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Viterbo – Déjà vu. Ovvero, già vissuto. E’ la sensazione che gli inquirenti hanno provato nell’indagare nuovamente su Elio Marchetti, l’imprenditore viterbese da ieri recluso in casa. Era già stato arrestato nel 2014, finendo in carcere con la sorella Catia (poi, dopo pochi giorni, ai domiciliari, su decisione del Riesame). Era l’operazione Red Zoll. Zoll, come le targhe temporanee delle auto provenienti dalla Germania e rivendute nella concessionaria dei Marchetti. Rivendute a prezzi ultracompetitivi, per i presunti minori costi a carico dei fratelli, che avrebbero evaso l’Iva su ogni acquisto.

Ieri come oggi. Con l’operazione Déjà vu (in cui non è coinvolta Catia Marchetti) gli inquirenti sono tornati a smantellare un collaudato sistema di evasione dell’Iva. Il nuovo giro di auto – sempre dalla Germania – avrebbe fruttato a Elio Marchetti l’evasione di un milione e mezzo di euro. In Red Zoll ben sei (4,5 per il Riesame).

Multimedia: Operazione Déjà vu, arrestato Elio Marchetti – slide

Nell’ultima indagine, gli uomini della polizia stradale e della Guardia di finanza di Viterbo hanno individuato varie modalità di evasione del fisco. L’emissione di fatture inesistenti a società con sede fittizia; la falsificazione delle fatture emesse dal concessionario tedesco per far risultare importatrice una società italiana; la falsificazione delle carte di circolazione o la loro fittizia intestazione, insieme alle targhe provvisorie, all’estero a privati; le false dichiarazioni sostitutive di atto notorio per far apparire l’operazione soggetta al regime del margine e ottenere dall’agenzia delle entrate lo sblocco dell’immatricolazione senza il versamento dell’Iva; le false dichiarazioni sostitutive di atto notorio per creare un’apparente cessione delle auto da società italiane a privati, a nome dei quali veniva fatta l’immatricolazione.

Il tutto si sarebbe concluso con l’emissione, da parte di società cartiere, di ulteriori fatture di vendita a Elio Marchetti, che però avrebbe acquistato le auto direttamente dal concessionario tedesco. O a privati, che in realtà avrebbero comprato le macchine direttamente dall’imprenditore viterbese. Le società cartiere non avrebbero pagato l’Iva e il risparmio avrebbe permesso a Marchetti di vendere le auto a prezzi stracciati. Come? Maturando a sua volta indebiti crediti Iva o applicando illegittimamente il più favorevole regime del margine.

Un carosello che coincide in gran parte con quello di Red Zoll. Le accuse, in questo caso, erano truffa, frode in commercio, falso documentale, soppressione di documenti contabili e fraudolento utilizzo di procedure per evitare la riscossione coattiva delle imposte. Il sostituto procuratore Fabrizio Tucci, titolare di entrambe le indagini, aveva chiesto anche la contestazione dell’associazione per delinquere. Ma sia il gip di Viterbo che il tribunale del Riesame di Roma hanno detto no.

Di associazione per delinquere (a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco) Elio Marchetti è però accusato ora, in Déjà vu. Con lui, ieri, sono finiti ai domiciliari altre cinque persone.

Per i sei indagati questa mattina, in procura, l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Savina Poli, firmataria dell’ordinanza d’arresto. Difficile dire se Marchetti, principale indagato, si avvarrà della facoltà di non rispondere. “L’ordinanza è di duecento pagine. Le operazioni, iniziate all’alba, sono terminate solo alle 16,50 e alle 17 mi è già arrivata la notifica dell’interrogatorio, fissato a meno di 24 ore. Vedremo”, commentava ieri sera il difensore Marco Valerio Mazzatosta. Ma nulla è escluso.

Non solo Red Zoll. Non solo Déjà vu. Nel 2005 Marchetti era già finito, insieme ad altri quattro imprenditori viterbesi, al centro di indagini della procura di Viterbo. Perché? Sempre per una presunta frode fiscale milionaria (110 milioni di euro), con l’accusa di associazione per delinquere e reato tributario. Il metodo contestato era sempre lo stesso: le auto sarebbero state comprate con la mediazione delle cartiere€, che formalmente acquistavano le macchine dalle società estere senza versare l’€™Iva. Anche il presunto vantaggio era sempre lo stesso: abbattere i prezzi delle auto e polverizzare la concorrenza.

Nel 2008, le richieste di rinvio a giudizio. Anni di processo e poi, nel 2015, l’epilogo: tutti assolti, compreso Marchetti. Nella maggior parte dei casi, secondo i giudici, non sarebbe stata raggiunta la prova del reato. E’ da rifare, invece, il processo Red Zoll, dopo che il 20 aprile scorso il giudice Silvia Mattei ha dichiarato la nullità del decreto del giudizio immediato del luglio 2014. Sarebbe lesivo dei diritti della difesa, e per questo è stato tutto azzerato. Dopo quasi tre anni e già una decina di testimoni ascoltati.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 maggio, 2017

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