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Operazione Déjà vu - Giro di auto dall'estero - Per gli inquirenti ecco come funzionava il sistema delle "frodi carosello"

Evadevano l’Iva per poi spartirsi il bottino

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionariaGuardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Giro di auto dall’estero, ecco come per gli inquirenti funzionava il sistema delle “frodi carosello”. Un sistema che, per la procura di Viterbo, “ruotava tutto intorno a Elio Marchetti”, l’imprenditore viterbese da mercoledì ai domiciliari insieme ad altre cinque persone. Tutto sarebbe però partito dalla Germania. Da qui sarebbero state importate le auto sulle quale gli indagati avrebbero evaso l’Iva.

Per l’accusa sarebbe stato proprio il gestore di un concessionario tedesco a emettere le prime fatture, che sarebbero state intestate a società con sede fittizia in provincia di Latina e facenti capo a Simone Girolami. Le fatture sarebbero poi state falsificate per far risultare importatore Giuseppe De Lucia, titolare di una società di autotrasporti con sede a Foggia, che a sua volta avrebbe emesso false dichiarazioni sostitutive di atto notorio per far apparire l’operazione soggetta al regime del margine. L’obiettivo? Ottenere dall’agenzia delle entrate l’ok per l’immatricolazione, senza il pagamento dell’Iva.

Società cartiere per la procura, in cui spiccano quelle di Girolami che a sua volta avrebbe coinvolto Domenico Sordo, titolare di un’agenzia di pratiche auto di Foggia. Il suo ruolo sarebbe stato quello di emettere false dichiarazioni sostitutive di atto notorio, per creare un’apparente cessione delle auto (con tanto di fattura) da Girolami a Elio Marchetti o da Girolami a privati (a nome dei quali veniva fatta l’immatricolazione). Vendite che però sarebbero state inesistenti. Per gli inquirenti infatti Marchetti avrebbe comparto le auto direttamente dal concessionario tedesco, mentre i privati dall’imprenditore viterbese.

Con questo sistema, complesso, Girolami non avrebbe pagato l’Iva e il risparmio sull’imposta avrebbe permesso a Marchetti (che a suo volta avrebbe evaso l’Iva o applicato il più favorevole regime del margine) di vendere le auto a prezzi stracciati, “a discapito delle imprese concorrenti che operano nel rispetto delle regole”, ha sottolineato il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma.

Per l’accusa i soggetti coinvolti nell’organizzazione, “estesa e ben struttura”, avrebbero “lucrato un profitto illecito che, in parte, veniva versato ai concorrenti per l’attività da loro prestata a favore dell’organizzazione”. Ovvero prima evadevano l’Iva, per poi spartirsi il bottino. Un milione e mezzo il totale, finora accertato dagli inquirenti, dell’imposta non versata.

Nove gli indagati nell’inchiesta Déjà vu, di polizia stradale e Guardia di finanzia. Un’operazione congiunta nata dell’ottobre 2016 e coordinata dal pm Fabrizio Tucci. E’ andata avanti per mesi anche con intercettazioni – sia telefoniche che ambientali -, pedinamenti e appostamenti. Ora le centinaia di conversazioni tra gli indagati sono tutte al vaglio degli inquirenti. Come la mole di documenti sequestrati all’alba di mercoledì, quando poliziotti e finanzieri hanno eseguito l’ordinanza d’arresto firmata dal gip Savina Poli nei confronti di sei persone. Oltre a Marchetti, Sordo, De Lucia e Girolami sono ai domiciliari due dipendenti dell’imprenditore viterbese: Carla Corbucci ed Emilia Tiveddu. La prima è la sua storica segretaria, che si occupava della contabilità della società. La seconda è la liquidatrice della Golden Group, l’ex spa di via della Palazzina al centro di una precedente indagine su Elio Marchetti e la sorella Catia. Secondo l’accusa, Tiveddu sarebbe stata l’anello di congiunzione tra i soggetti coinvolti nell’organizzazione.

Per tutti gli arrestati l’accusa è di associazione per delinquere a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco.

Nove le società che avrebbero partecipato al traffico. Almeno novanta le auto coinvolte, tutte di media e grossa cilindrata. Tutte di marchio tedesco: Mercedes-Benz, Audi, Bmw. L’indagine Déjà vu non sarebbe però ancora finita. Ora gli inquirenti starebbero lavorando sulla mole di documenti sequestrati. L’obiettivo sembrerebbe essere anche la richiesta di misure patrimoniale, ovvero il preventivo sequestro dei beni per il corrispettivo di Iva evasa. Ma è ancora tutto al vaglio. Per le misure patrimoniali bisognerà aspettare qualche mese, quando la Guardia di finanza avrà quantificato tutti gli importi evasi. O presunti tali.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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8 maggio, 2017

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