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Giro di auto dall’estero, altri tre indagati

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Elio Marchetti [4]

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [5]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [6]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Non soli i sei arrestati, tra cui l’imprenditore viterbese Elio Marchetti. Nell’inchiesta Déjà vu – su un presunto sistema per evadere l’Iva sulle auto di importazione – ci sarebbero anche altri indagati. Tre per la precisione, e tutti a piede libero. Anche loro, secondo l’accusa, avrebbero fatto parte di quella che il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma ha definito “un’organizzazione estesa e ben strutturata, dedita ad attività criminose”.

Multimedia: Arrestato Elio Marchetti [7] – slide [8] – video [9]

Un solo obiettivo: evadere l’Iva sulle auto provenienti dalla Germania, per poi rivenderle a prezzi ultracompetitivi. “Ruotava tutto intorno a Elio Marchetti”, hanno spiegato i comandanti di Guardia di finanza e Polizia stradale di Viterbo, Giosuè Colella e Gianluca Porroni. L’indagine, congiunta, è stata coordinata dal pm Fabrizio Tucci.

Molti e complessi i metodi usati per evadere il fisco, per un totale di un milione e mezzo di euro. Dall’emissione di presunte fatture inesistenti alla falsificazione delle carte di circolazione, fino ad arrivare alle false dichiarazioni sostitutive di atto notorio. L’operazione scatta nell’ottobre del 2016. Nove le società che avrebbero partecipato al traffico. Almeno novanta le auto coinvolte, tutte di media e grossa cilindrata. Tutte di marchio tedesco: Mercedes-Benz, Audi, Bmw.

Nove anche gli indagati: tre a piede libero e sei ai domiciliari, su disposizione del gip Savina Poli. L’accusa è di associazione per delinquere a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco. Tra i viterbesi, oltre a Marchetti, sono state arrestate due sue dipendenti: Carla Corbucci ed Emilia Tiveddu. Per i tre venerdì in procura gli interrogatori di garanzia. Interrogatori fiume. L’imprenditore – difeso dagli avvocati Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta -, Corbucci – difesa dall’avvocato Michele Ranucci – e Tiveddu – difesa dall’avvocato Francesco Massatani – hanno risposto a tutte le domande del gip. Sono ruotate attorno all’ordinanza di 143 pagine, con cui sono state disposte le misure di custodia cautelare. I tre arrestati, non si sarebbero limitati a rispondere alle contestazione e a dirsi estranei ai fatti, ma avrebbero fornito la propria versione dei fatti.

L’indagine Déjà vu non sarebbe però ancora finita. Ora gli inquirenti starebbero lavorando sulla mole di documenti sequestrati. L’obiettivo sembrerebbe essere anche la richiesta di misure patrimoniale, ovvero il preventivo sequestro dei beni per il corrispettivo di Iva evasa. Ma è ancora tutto al vaglio. Per le misure patrimoniali bisognerà aspettare qualche mese, quando la Guardia di finanza avrà quantificato tutti gli importi evasi. O presunti tali.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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