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Operazione Déjà vu - Al vaglio degli inquirenti centinaia di conversazioni tra gli indagati e mole di documenti

Giro di auto dall’estero, si setacciano le intercettazioni

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Non solo carte di circolazione e dichiarazioni sostitutive di atto notorio false. Non solo l’emissione di fatture inesistenti. Per la procura di Viterbo, a incastrare i sei arrestati dell’inchiesta Déjà vu ci sarebbero anche centinaia di intercettazioni. Telefoniche e ambientali.

Multimedia: Arrestato Elio Marchetti – slide – video

Gli uomini della Polstrada e della Guardia di finanzia, coordinati dal pm Fabrizio Tucci, per sei mesi hanno monitorato gli indagati. Nove in tutto: tre a piede libero e sei ai domiciliari, su disposizione del gip Savina Poli. L’imprenditore viterbese Elio Marchetti, le sue dipendenti Carla Corbucci ed Emilia Tiveddu, Domenico Sordo (responsabile di un’agenzia di pratiche auto di Foggia), Giuseppe De Lucia (a capo di una società di autotrasporti, sempre del comune pugliese) e Simone Girolami (titolare di un’srl con sede fittizia in provincia di Latina) sono reclusi in casa da mercoledì scorso. Gli investigatori li hanno svegliati all’alba. Un blitz congiunto, per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare di 143 pagine firmata dal giudice per le indagini preliminari.

Gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco. Polstrada e Finanza hanno infatti smantellato un presunto sistema per evadere l’Iva sulle auto importate dall’estero. Dalla Germania, per la precisione. Un solo obiettivo: rivendere le vetture a prezzi ultracompetitivi, “a discapito dell’imprese concorrenti che operano nel rispetto delle regole”, ha sottolineato il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma.

Per gli inquirenti “l’organizzazione era estesa e ben strutturata, e ruotava intorno a Elio Marchetti”. Con la complicità, presunta, della sua storica segretaria (Carla Corbucci), che si occupava della contabilità, e della liquidatrice della Golden Group, l’ex società di via della Palazzina al centro di una precedente indagine su Elio Marchetti e la sorella Catia. Secondo l’accusa, Emilia Tiveddu sarebbe stata l’anello di congiunzione tra i soggetti coinvolti nell’organizzazione.

Molti e complessi i metodi usati per evadere il fisco, per un totale di un milione e mezzo di euro. Dall’emissione di presunte fatture inesistenti alla falsificazione delle carte di circolazione, fino ad arrivare alle false dichiarazioni sostitutive di atto notorio. L’operazione scatta nell’ottobre del 2016, e va avanti non solo con intercettazioni ma anche appostamenti e pedinamenti. Nove le società che avrebbero partecipato al traffico. Almeno novanta le auto coinvolte, tutte di media e grossa cilindrata. Tutte di marchio tedesco: Mercedes-Benz, Audi, Bmw.

L’indagine Déjà vu non sarebbe però ancora finita. Ora gli inquirenti starebbero lavorando sulla mole di documenti sequestrati. L’obiettivo sembrerebbe essere anche la richiesta di misure patrimoniale, ovvero il preventivo sequestro dei beni per il corrispettivo di Iva evasa. Ma è ancora tutto al vaglio. Per le misure patrimoniali bisognerà aspettare qualche mese, quando la Guardia di finanza avrà quantificato tutti gli importi evasi. O presunti tali.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 maggio, 2017

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