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Operazione Déjà vu - Ore di attesa per l'imprenditore Elio Marchetti e altri tre arrestati

Giro di auto dall’estero, il Riesame prende tempo

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Giro di auto dall’estero, il Riesame prende tempo.

Su Elio Marchetti & Co. il tribunale della libertà potrebbe sciogliere la riserva nelle prossime ore. Tre le opzioni: confermare i domiciliari, revocarli o alleggerire la misura di custodia cautelare.

MultimediaArrestato Elio Marchetti – slide

Ieri i difensori di quattro indagati hanno impugnato l’ordinanza del gip di Viterbo Savina Poli che li tiene reclusi in casa dallo scorso 3 maggio. La speranza degli avvocati è di riuscire a far revocare o almeno alleggerire la misura di custodia cautelare. In particolare per Elio Marchetti, l’imprenditore viterbese intorno al quale, per l’accusa, ruotava tutta l’associazione per delinquere che sarebbe stata messa in piedi. Un’associazione per delinquere, secondo la procura, a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco.

L’operazione di polizia stradale e Guardia di finanzia, coordinata dal pm Fabrizio Tucci, nasce nell’ottobre 2016. Va avanti per mesi anche con intercettazioni – sia telefoniche che ambientali -, pedinamenti e appostamenti. Ora le centinaia di conversazioni tra gli indagati sono al vaglio degli inquirenti. Come la mole di documenti sequestrati all’alba del 3 maggio, quando è stata eseguita l’ordinanza d’arresto nei confronti di sei persone. Oltre a Marchetti sono ai domiciliari Domenico Sordo (responsabile di un’agenzia di pratiche auto di Foggia), Giuseppe De Lucia (a capo di una società di autotrasporti, sempre del comune pugliese), Simone Girolami (titolare di un’srl con sede fittizia in provincia di Latina) e due dipendenti dell’imprenditore viterbese: Carla Corbucci ed Emilia Tiveddu. La prima è la sua storica segretaria, che si occupava della contabilità della società. La seconda è la liquidatrice della Golden Group, l’ex spa di via della Palazzina al centro di una precedente indagine su Elio Marchetti e la sorella Catia. Secondo l’accusa, Tiveddu sarebbe stata l’anello di congiunzione tra i soggetti coinvolti nell’organizzazione.

“Un’organizzazione estesa e ben strutturata”, per gli inquirenti, capace di mettere in piedi un sistema per evadere l’Iva sulle auto importate dall’estero. Dalla Germania, per la precisione. Un solo obiettivo: rivendere le vetture a prezzi ultracompetitivi, “a discapito delle imprese concorrenti che operano nel rispetto delle regole”, ha sottolineato il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma. Molti e complessi, secondo l’accusa, i metodi usati per evadere il fisco. Dall’emissione di presunte fatture inesistenti alla falsificazione delle carte di circolazione, fino ad arrivare alle false dichiarazioni sostitutive di atto notorio. Per gli inquirenti i soggetti coinvolti nell’organizzazione avrebbero “lucrato un profitto illecito che, in parte, veniva versato ai concorrenti per l’attività da loro prestata a favore dell’organizzazione”. Ovvero prima evadevano l’Iva, per poi spartirsi il bottino. Un milione e mezzo il totale, finora accertato dagli inquirenti, dell’imposta non versata.

Nove gli indagati, di cui tre a piede libero. Nove le società che avrebbero partecipato al traffico. Almeno novanta le auto coinvolte, tutte di media e grossa cilindrata. Tutte di marchio tedesco: Mercedes-Benz, Audi, Bmw. L’indagine Déjà vu non sarebbe però ancora finita. Ora gli inquirenti starebbero lavorando sulla mole di documenti sequestrati. L’obiettivo sembrerebbe essere anche la richiesta di misure patrimoniale, ovvero il preventivo sequestro dei beni per il corrispettivo di Iva evasa. Ma è ancora tutto al vaglio. Per le misure patrimoniali bisognerà aspettare qualche mese, quando la Guardia di finanza avrà quantificato tutti gli importi evasi. O presunti tali.


Il sistema delle “frodi carosello”, secondo gli inquirenti

Tutto sarebbe partito dalla Germania, da dove sarebbero state importate le auto sulle quale gli indagati avrebbero evaso l’Iva. Per l’accusa sarebbe stato proprio il gestore di un concessionario tedesco a emettere le prime fatture, che sarebbero state intestate a società con sede fittizia in provincia di Latina e facenti capo a Simone Girolami. Le fatture sarebbero poi state falsificate per far risultare importatore Giuseppe De Lucia, titolare di una società di autotrasporti con sede a Foggia, che a sua volta avrebbe emesso false dichiarazioni sostitutive di atto notorio per far apparire l’operazione soggetta al regime del margine. L’obiettivo? Ottenere dall’agenzia delle entrate l’ok per l’immatricolazione, senza il pagamento dell’Iva.

Società cartiere per la procura, in cui spiccano quelle di Girolami che a sua volta avrebbe coinvolto Domenico Sordo, titolare di un’agenzia di pratiche auto di Foggia. Il suo ruolo sarebbe stato quello di emettere false dichiarazioni sostitutive di atto notorio, per creare un’apparente cessione delle auto (con tanto di fattura) da Girolami a Elio Marchetti o da Girolami a privati (a nome dei quali veniva fatta l’immatricolazione). Vendite che però sarebbero state inesistenti. Per gli inquirenti infatti Marchetti avrebbe comparto le auto direttamente dal concessionario tedesco, mentre i privati dall’imprenditore viterbese.

Con questo sistema, complesso, Girolami non avrebbe pagato l’Iva e il risparmio sull’imposta avrebbe permesso a Marchetti (che a suo volta avrebbe evaso l’Iva o applicato il più favorevole regime del margine) di vendere le auto a prezzi stracciati. Per l’accusa i soggetti coinvolti nell’organizzazione avrebbero “lucrato un profitto illecito che, in parte, veniva versato ai concorrenti per l’attività da loro prestata a favore dell’organizzazione”. Ovvero prima evadevano l’Iva, per poi spartirsi il bottino.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 maggio, 2017

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