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Operazione Jackpot - Bassano Romano - Nuovi particolari dalle intercettazioni sulla maxioperazione che ha sgominato una presunta gang di ladri-spacciatori

Nascondevano la droga sotto la lingua…

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Viterbo - Carabinieri - Operazione Jackpot

Viterbo – Carabinieri – Operazione Jackpot

Viterbo - Carabinieri - Operazione Jackpot

Viterbo – Carabinieri – Operazione Jackpot

Viterbo - Carabinieri - Operazione Jackpot - La refurtiva

Viterbo – Carabinieri – Operazione Jackpot

Bassano Romano – Spacciatori professionisti, secondo l’accusa. Talmente pratici del mestiere da nascondere la droga sotto la lingua quando venivano fermati dai carabinieri piuttosto che gettarla dal finestrino. 

Oppure da preferire di ingerire gli ovuli di eroina confezionati dai tunisini, piuttosto che dai fornitori di Tor Bella Monaca, perché più resistenti ai succhi gastrici, quindi meno pericolosi da ingoiare. 

Sono i presunti spacciatori protagonisti della maxiretata antidroga Jackpot, sfociata in 11 arresti domiciliari, tre obblighi di firma e 16 indagati a piede libero il 19 gennaio 2016.

L’indagine era partita da una serie di furti che poi furono collegati dagli inquirenti allo spaccio di eroina, cocaina e hashish. In pratica, secondo l’accusa, i soldi accumulati svaligiando i negozi servivano proprio a rifornirsi di droga.

Per sei di loro, tutti di Bassano Romano, il pm Paola Conti ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Lo scorso mese di dicembre i due imputati che rispondono soltanto di detenzione e spaccio di stupefacente hanno scelto di essere giudicati uno col rito abbreviato e l’altro con quello ordinario, per cui se ne riparlerà a novembre. 

E’ stata invece rinviata ieri al 2018, a causa del legittimo impedimento di un difensore, la prima udienza del processo agli altri quattro, cui vengono contestati anche furto e ricettazione. 

Nel frattempo emergono ulteriori particolari dalle intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno inchiodato gli indagati. 

Gli ovuli di eroina li chiamano “pallette”. I tunisini li confezionano meglio dei fornitori di Tor Bella Monica. Per la salute, sono più sicure.  “Per tre-quattro giorni stai bene – dicono tra loro due indagati – sarà più fatica quando vedi i neri che fanno le pallette, devi vedere come le chiudono. Sette-otto strati ce mettono, quelli le ingoiano. Quando li devi aprire ce metti tre quarti d’ora. Ce vogliono le forbici, i coltelli.  Però è pure vero che te li mandi giù e non ti succede niente”.

E ancora: “Mandi giù uno de questi, muori. Mica ce stai cinque minuti. Quando te la mangi quella plastica si distrugge coi succhi gastrici e chiuso. Invece la palletta del tunisino, come la fà lui, io l’avrò ingoiata venti volte, la tagliavi, dentro è asciutta, oh non c’è un cazzo da fa, con tutto che ce l’avevo dentro lo stomaco con i succhi gastrici. Perché è chiusa bene, la cachi, la ritrovi subito. Sei-sette strati di bustine, chiuse bene, poi sono toste. Quelli stanno tutta la notte a fa’ sto lavoro, le pallette”. 

Una volta, senza sapere di essere intercettati, pensavano di averla fatta franca nascondendo la droga sotto la lingua, invece di buttarla dal finestrino, in occasione di un controllo stradale da parte dei carabinieri. “La paura mia sai che è, dico, se mi fanno aprire la bocca – commentano due indagati all’uscita dalla caserma, pensando di averla scampata – allora dovevo ride dall’altra bocca, c’avevo sotto la lingua e dovevo fa vedè che non c’avevo niente. Però parlavo male”. 

Per saperne di più ci vorrà tempo. I primi testimoni dell’accusa saranno ascoltati il 5 e il 15 febbraio 2018. 


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16 maggio, 2017

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