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L'opinione del sociologo

Pene troppo leggere per chi truffa i più deboli

di Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Quanto conta il rispetto per le persone più deboli? Quanto conta approfittarsi della generosità altrui? Quanto conta il tradimento degli affetti? Quanto conta trasformare il gesto più umano, più amichevole, più affettuoso – l’abbraccio – in uno strumento di aggressione, di rapina, di raggiro e di inganno?

Viviamo in una società che, pur di proteggere l’individuo, la sua identità, la sua personalità, i suoi diritti ha finito per dimenticare i doveri connessi con la vita in comune, il senso di responsabilità, il rispetto di un’etica collettiva che fa da sostegno alla convivenza, cioè all’impalcatura stessa della società.

Vivere in una società significa costruire una rete di relazioni di solidarietà e di collaborazione, ma soprattutto di fiducia reciproca.

La società è il prodotto di un patto fiduciario tra gli individui; per Rousseau è addirittura la conseguenza di un vero e proprio contratto, che presuppone reciproca fiducia tra i contraenti.

Se dell’altro non ti puoi fidare, neppure in quelle che dovrebbero essere spontanee manifestazioni di amichevolezza, di disponibilità e di sussidiarietà, la vita di relazione si trasforma nell’inferno di una guerriglia quotidiana in cui l’altro finisce per rappresentare solo un competitore e una minaccia, che sia al semaforo, nelle file allo sportello, sul posto di lavoro o allo stadio.

L’estraneo allora non è più un interlocutore, un mondo da scoprire, un possibile sostegno, ma uno sconosciuto di cui diffidare: timeo danaos et dona ferentes, “temo i greci anche se portan doni”, canta Virgilio per bocca di Laocoonte alla vigilia dell’imbroglio del cavallo e del sacco di Troia. Ecco che cosa finiamo per pensare degli altri.

Che ne è della società, se il primo sentimento che ti ispira l’altro è la diffidenza e il secondo il confronto e la competizione?

Forse i peggiori delinquenti di questo mondo non sono quelli che usano violenza fisica, che per lo più è cieca; forse i peggiori sono coloro che ingannano, truffano, che si approfittano dei più deboli e dei più ingenui, e soprattutto quelli che usano cortesia, amore e falso affetto per portare a termine i loro disegni malvagi.

Perché il delitto di costoro è un delitto contro le basi stesse su cui si regge la convivenza comune, perché la loro vittima è la possibilità stessa della società, perché le conseguenze delle loro azioni sono la diffidenza, la sfiducia, la scorrettezza, il disprezzo degli altri, l’egoismo, l’egocentrismo, tutti veleni che affossano la cooperazione, il senso comunitario, la reciprocità, il rispetto, la spontaneità, insomma le basi stesse dell’umanità e della civiltà.

E allora, quei balordi che abbracciano i poveri anziani per strappar loro quattrini, che usano la più tenera espressione d’affetto per farne strumento di truffaldino e odioso raggiro, non meriterebbero le piccole pene che le nostre leggi commineranno loro – poca roba, per un mero furto con destrezza – ma la maledizione imperitura di una intera società che, anche per colpa loro, diventa sempre più chiusa, diffidente, competitiva, aggressiva e incivile.

Francesco Mattioli

28 maggio, 2017

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