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Operazione Déjà vu - Nell'inchiesta sono entrati come importatori di auto di lusso dalla Germania

Per prestanome un muratore e il gestore di una lavanderia

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – (sil.co.) – Frode carosello, sei agli arresti domiciliari, il più noto dei quali Elio Marchetti. Più altri tre, per cui era stata richiesta la stessa misura, rigettata dal gip Savina Poli, indagati a piede libero.

Tra i nove indagati ci sono anche due importatori di auto di lusso dalla Germania. Importatori fittizi secondo l’accusa, che sarebbero in realtà un muratore e il titolare di una lavanderia, padre e figlio di Latina. 

Oltre al noto imprenditore del settore auto, sono reclusi in casa altri due viterbesi: la storica segretaria e l’amministratrice della Golden Group srl, Carla Corbucci ed Emilia Tiveddu, quest’ultima liquidatrice della società. 

Sono i numeri, ancora parziali, dell’operazione Déjà vu, l’inchiesta congiunta di polizia stradale e guardia di finanza, coordinati dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci.

Multimedia: Arrestato Elio Marchetti – slide – video

L’operazione Déjà vu potrebbe riservare ulteriori sviluppi. Potrebbero infatti complicarsi alcune delle posizioni alla luce della mole di documenti sequestrati durante le perquisizioni effettuate lo scorso 3 maggio, al momento della notifica delle misure di custodia cautelare.

Nel frattempo si scopre che due degli indagati, i presunti importatori di Latina cui avrebbe fatto riferimento Elio Marchetti per le vetture di lusso dalla Germania, non avrebbero nulla a che fare col mercato delle auto. Si tratta di Simone Girolami e del figlio, uno ai domiciliari e uno indagato a piede libero. Ebbene, in base a quanto scoperto dagli investigatori, farebbero ufficialmente di mestiere uno il muratore e l’altro il gestore di una lavanderia.

Nell’inchiesta sono entrati come importatori di auto di lusso dall’estero, amministratori di due società, la Pack Engine e la Lux Car 2015, con sede fittizia a Latina.

Per la procura in realtà società cartiere, intestate a prestanomi col solo scopo di deresponsabilizzare l’operazione, inserendosi fittiziamente nei passaggi della compravendita e non versando poi l’Iva dovuta.

Ai domiciliari sono finiti anche Giuseppe De Lucia, amministratore della Cir Autotrasporti di Foggia, e Domenico Sordo, responsabile di un’agenzia di pratiche auto, sempre del comune pugliese.

Un soggetto rilevante, Giuseppe De Lucia. Sarebbe stato lui a sbloccare le auto all’agenzia delle entrate.

Fondamentale sarebbe stato il ruolo di De Lucia. Sarebbe stata la sua società che sbloccava le macchine all’agenzia delle entrate con dei falsi documentali. In pratica, sarebbe stata quella che presentava la fattura falsa. Il tutto presso l’agenzia delle entrate di Foggia, che così sbloccava le macchine con dei falsi documentali. I Girolami non avrebbero mai avuto rapporti con l’agenzia di pratiche auto di Foggia. 

Un milione e mezzo di Iva evasa, secondo gli inquirenti viterbesi. E il grosso della somma, si parla di oltre un milione di euro, sarebbe finito proprio in Puglia. 

L’accusa – per tutti – è di associazione per delinquere a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati fiscali.


Gli arrestati ai domiciliari dell’operazione Déjà vu

Elio Marchetti

Domenico Sordo

Giuseppe De Lucia

Carla Corbucci

Emilia Tiveddu

Simone Girolami


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 maggio, 2017

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