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L'irriverente - Un'analisi delle primarie del Pd

Una votazione produce verità?

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – E’ stata una votazione importante, quella delle primarie Pd.

Anch’essa, come tutte le votazioni – lo insegnava Joseph Ratzinger – nell’esito non “produce la verità” ma rappresenta solo la somma delle motivazioni alla base del voto dei singoli.

Era perciò altrettanto importante a proposito della “verità” che con essa si vuole affermare, ascoltare le cose che l’eletto ha subito detto sulla terrazza del Nazzareno nella notte romana dello spoglio. Pur con la scusante dell’euforia della vittoria, in effetti ci si poteva aspettare un discorso meno di routine.

Né è bastata l’indicazione del metodo di lavoro per i militanti: attenzione e coinvolgimento di associazioni e movimenti autonomamente espressi nella società. Questo, infatti, al massimo può servire a metter le mani avanti per quando ci si meraviglierà, alle elezioni comunali prossime, di vedere liste civiche anziché di partito (ma con gli uomini di partito dentro).

Con la votazione di domenica, peraltro, Renzi aveva raggiunto lo scopo di “rottamare” il sistema dei vecchi partiti, cancellati dal dna del suo nuovo Pd ed aveva quindi mano libera per “produrre la verità” sottesa alla votazione.

Tanto più che pur arrivato dopo Grillo, al momento conta di più perché al Pd fanno riferimento il Quirinale, i vertici e le maggioranze del Parlamento, l’organo di autogoverno della magistratura, la quasi totalità delle regioni e tanti comuni e provincie, le quali, come si sa, ci sono ancora.

Con le primarie, dunque, il 4% degli elettori italiani, sconfessando il 60% dei votanti “No” del 4 dicembre scorso, ora deve “produrre la verità” per tutte quelle istituzioni.

L’altro 96% attende di conoscerla per le tante cose da fare: in democrazia, per la povertà troppo estesa, la coabitazione ormai stabile con i fuggiti dall’Africa, gli impegni e gli interessi finanziari in armi e guerre, l’Europa ormai in pericolo di sciogliersi (e non perché l’Italia vuol fare la voce grossa, ma perché più che la voce i governanti dei singoli stati che la guidano hanno fatto contare i soldi e chi più ne possiede).

Sapremo dunque la “verità” del Pd sul nostro ruolo di cittadini, elettori a mano libera e non con eletti decisi prima delle elezioni? Di persone e non semplici consumatori, un modo di considerarci che crea povertà e disoccupazione? Di come l’Italia integrerà i “migranti” prima che un giorno o l’altro essi, abbandonati gli ingressi dei supermarket o gli incroci stradali, facciano valere a forza la loro voglia di pane e dignità? Perché si sa, un popolo affamato fa la rivoluzione.

Della guerra mondiale a pezzi – combattuta anche con armi italiane – che rischia di trasformarsi come ha detto papa Francesco, in “guerra allargata che distruggerà non dico la metà dell’umanità, ma una buona parte di essa, la cultura…tutto, tutto”? Questa “verità” è la politica alta che andiamo cercando e che sola da “diritto al futuro”, come dicono dalle parti del Nazzareno.

Renzo Trappolini

8 maggio, 2017

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