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Guardia di finanza - Arrestate cinque persone

Fideiussioni false e oltre 772mila euro di autoriciclaggio, perquisizioni anche a Viterbo

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Guardia di finanza - L'arresto del 67enne

Guardia di finanza – L’arresto del 67enne

Guardia di finanza - Operazione Osella d'oro

Guardia di finanza – Operazione Osella d’oro

Guardia di finanza - Operazione Osella d'oro

Guardia di finanza – Operazione Osella d’oro

Viterbo – Oltre 4 milioni di euro di premi per fideiussioni false. Più di 772mila euro di autoriciclaggio. E’ quanto hanno scoperto i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria di Roma che ieri hanno arrestato cinque persone. Una è finita in carcere e quattro ai domiciliari. In tre, invece, sono stati raggiunto da una misura interdittiva per esercitare attività d’impresa o ricoprire uffici direttivi in persone giuridiche.

La Guardia di finanza ha eseguito perquisizioni in tredici province italiane, tra cui Viterbo. Poi Genova, Torino, Cremona, Milano, Parma, Grosseto, Roma, Latina, Napoli, Benevento, Caserta e Bari.

L’indagine è nata dalla seGnalazione di operazioni sospette arrivata nel 2016 al nucleo speciale polizia valutaria che si occupa della prevenzione e il contrasto del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, che ha svolto la successiva attività investigativa sotto la direzione del gruppo reati societari della procura di Roma.

Nel corso delle indagini sui flussi di denaro sospetti, sarebbe stata individuata una società attiva nel settore finanziario, che rappresentata legalmente da una “testa di legno”, priva di fonti di reddito ufficiali, titolare di numerose partite Iva, parte delle quali relative a società fortemente indebitate. L’attività investigativa è proseguita con l’ascolto di testimoni, di intercettazioni telefoniche, mail e con accertamenti bancari.

Per i finanzieri si sarebbe trattato di una “collaudata e ben articolata associazione per delinquere, costituita da otto persone, da tempo impegnata nella gestione di società e dedita all’emissione di polizze fideiussorie in assenza di autorizzazione”. Gli inquirenti avrebbero scoperto “anche una fitta e complessa rete di ventiquattro ausiliari esterni degli intermediari finanziari, sparsi in tutta Italia e usati quali collaboratori delle finanziarie”. Si sarebbe trattato, sempre per i finanzieri, di “un gruppo criminale che, a partire dal 2013, ha adottato modalità operative ben collaudate, ma soprattutto avvedute e scaltre, attraverso l’uso di società costituite a tal fine e dismesse dopo un periodo di operatività con il successivo trasferimento della sede all’estero, per essere sostituite da altre compagini sociali, in modo da rendere difficile eventuali accertamenti”.

Agli indagati sarebbe stato contestato anche il reato di autoriciclaggio, poiché i proventi dell’attività finanziaria, individuati in oltre 772mila e 238 euro nel periodo d’indagine, sarebbero stati trasferiti su conti italiani ed esteri intestati a 14 società, riconducibili al capo dell’associazione, con sede in Italia, Malta e Inghilterra”. Per i finanzieri, le società era di fatto amministrate e dirette da un 67enne napoletano finito in carcere perché capo, organizzatore e promotore dell’associazione per delinquere.


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15 giugno, 2017

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