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25enne pestato con calci, pugni e cinghiate nel centro storico - Gli interrogatori - Gli altri due hanno dato la propria versione dei fatti - Il gip si è riservato sulla revoca dei domiciliari

Giovane massacrato, scena muta di due degli arrestati

 
Andrea Rossi all'uscita dal tribunale di Viterbo

Andrea Rossi all’uscita dal tribunale di Viterbo

Federico Alfonsini all'uscita dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Domenico GorzigliaFederico Alfonsini all'uscita dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Domenico Gorziglia

Federico Alfonsini all’uscita dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Domenico Gorziglia

Andrea Rossi all'uscita dal tribunale di Viterbo

Andrea Rossi all’uscita dal tribunale di Viterbo

Federico Alfonsini all'uscita dal tribunale di Viterbo con il difensore Domenico Gorziglia

Federico Alfonsini all’uscita dal tribunale di Viterbo con il difensore Domenico Gorziglia

Andrea Rossi all'uscita dal tribunale di Viterbo

Andrea Rossi all’uscita dal tribunale di Viterbo

Viterbo – Davide Randisi e Andrea Rossi hanno risposto. Raffaele Laureti e Federico Alfonsini no.

Hanno scelto linee diverse i quattro arrestati per lesioni gravissime in concorso perché ritenuti, dall’accusa, i presunti aggressori dello studente di venticinque anni massacrato di calci, pugni e cinghiate in via Valle Piatta, nel pieno centro storico di Viterbo.

Video: I filmati della feroce aggressione – Gli inquirenti: “Un pestaggio di una ferocia inaudita”

A 24 ore dagli arresti si è svolto l’interrogatorio di garanzia per i quattro giovani, comparsi ieri mattina davanti al gip Savina Poli. Proprio Poli, il 9 giugno scorso, ha firmato le ordinanze di custodia cautelare che mercoledì hanno fatto finire ai domiciliari Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini. Hanno tra i 19 e i 26 anni. Il più piccolo frequenta ancore le superiori, gli altri sono lavoratori.

Randisi e Rossi, difesi rispettivamente dagli avvocati Luigi Gioiosi e Marco Ricci, hanno risposto alle domande, dando la propria versione dei fatti. Il legale di Rossi, in particolare, ha chiesto un alleggerimento della misura. Ma il gip ha preso tempo per pensarci e sciogliere la riserva. In caso di rigetto, la difesa può sempre ricorrere al tribunale del Riesame. Ma gli avvocati, tutti, hanno ancora tempo per valutare la strategia.

Si sono avvalsi, invece, della facoltà di non rispondere Laureti e Alfonsini, difesi rispettivamente dagli avvocati Luigi Sini e Domenico Gorziglia.

Il pestaggio nella notte tra venerdì 24 e sabato 25 febbraio. Sono le 2,41 quando gli aggressori, almeno nove, iniziano a massacrare di calci, pugni e cinghiate il venticinquenne. A raffica, e per un interminabile minuto. Lo lasciano a terra, esanime e in un lago di sangue. Poi scappano. 

Poco prima ci sarebbe stata una lite nei pressi di un locale in via del Ganfione, dove il branco avrebbe cercato di entrare. A tutti i costi. Un centinaio di ragazzi, che stavano festeggiando tre lauree durante il Carnevale, gliel’avrebbe però impedito. Da qui il pestaggio. La vittima finisce in ospedale con il naso rotto, un serio trauma cranico e centinaia di lividi su tutto il corpo, soprattutto sul volto. Ne ha avuto per cinquanta giorni.

“E’ stata usata una ferocia inaudita”, ha detto la dirigente della Digos Monia Morelli, che ha condotto le indagini coordinate dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci. “Lo hanno riempito di calci e pugni, in pieno volto e all’addome. Ripetutamente. Esanime e in un lago di sangue hanno continuato a pestarlo, con il tergicristallo di un’auto e con una cintura”.

Dei nove aggressori i poliziotti sono riusciti a identificarne sei, grazie alle telecamere di sorveglianza di un’abitazione privata. Quattro sono ai domiciliari, e due indagati a piede libero. Ieri la Digos ha sentito anche loro, oltre a sequestrargli i cellulari. In questura, da mercoledì mattina, ci sono anche i telefonini degli arrestati. All’interno potrebbero esserci elementi utili alle indagini, che proseguono.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

16 giugno, 2017

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