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Farnese - Operazione Terra Madre - Arrestati nel 2015, se la sarebbero presa con Pomarè per la riforma dei terreni a uso civico

Olivi abbattuti e cani del sindaco massacrati, tre allevatori davanti al gup

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Viterbo - Operazione Terra madre - Antonio Pira

Operazione Terra madre – Antonio Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Uno dei fratelli Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Uno dei fratelli Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Il materiale sequestrato

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Il materiale sequestrato

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Il materiale sequestrato

Farnese – Atti intimidatori contro il sindaco di Farnese, al via l’udienza preliminare per i tre allevatori sardi Antonio, Marco e Paolo Pira. Il primo è il capofamiglia 74enne, gli altri due sono i figli di 37 e 45 anni.

Sono stati arrestati il 28 luglio 2015 dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Terra Madre. Accusati di atti persecutori, furti aggravati, abigeato, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, il precedente mese di febbraio all’ex sindaco Dario Pomarè avrebbero abbattuto 160 olivi e massacrato a bastonate i cani.

Cinque le potenziali parti civili, tra cui il sindaco. 

I tre sardi sono comparsi mercoledì davanti al gup Savina Poli, che ha rinviato l’udienza a ottobre per dei difetti di notifica. Gli imputati sono assistiti dai difensori Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio.

Quello di Pomarè sarebbe stato solo il primo di una lunga lista di nomi, tra amministratori e cittadini, “colpevoli”, per i tre, di aver firmato la riforma, poi approvata, per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che li avrebbe costretti a perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo.

Il primo avvertimento è arrivato il 19 febbraio 2015, quando all’ex sindaco è stato raso al suolo un intero uliveto, 160 piante abbattute e non solo. Gli è stato incendiato un casale agricolo, un trattore e un rimessaggio. Poi sono stati uccisi animali da cortile e due cani da caccia.

Dopo Pomarè, avrebbero potuto esserci altre vittime, ma l’intervento dei carabinieri lo ha impedito. I tre avrebbero voluto compiere altri atti intimidatori nei confronti del resto dei firmatari della lista, una quarantina di persone in tutto da punire una per una.

Un atto intimidatorio che non ha avuto precedenti in tutta la provincia. Le indagini sono state portate avanti grazie a intercettazioni ambientali che hanno permesso di orientare le indagini verso i tre pastori.

Durante le perquisizioni sono stato trovati scanner, circa 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, diversi pugnali del genere proibito, un puntatore laser notturno.

Al termine dell’inchiesta furono denunciate a piede libero altre tre persone, due per detenzione abusiva di armi e un’altra perché, secondo le investigazioni, avrebbe fiancheggiato i tre componenti in diverse occasioni legate agli atti intimidatori.


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5 giugno, 2017

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