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Media - Lezione su come si diventa ricercatori di successo e sul futuro del pianeta

Il premio Nobel Riccardo Valentini alla Tusciaweb Academy

di Daniele Camilli
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Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini spiega i mutamenti climatici

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini con gli studenti della Tusciaweb academy

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini

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Viterbo – “A beautiful mind”. Riccardo Valentini alla Tusciaweb Academy. Premio Nobel e per la Thomson Reuters, importante società nel campo dell’informazione economico-finanziaria, una delle menti più brillanti di sempre. Gli studi di Valentini sono tra i più citati al mondo. Una lista che annovera 44 italiani e 3100 ricercatori su tutto il pianeta, selezionati a partire da un elenco di 9 milioni di persone. Oggi è anche consigliere regionale del Lazio a sostegno del presidente Nicola Zingaretti. Ma in confronto al resto, è solo un’altra vita.

Gli argomenti della lezione: come si diventa ricercatori di successo e il futuro del pianeta, prima di arrivare a un punto di non ritorno. Alla fine del Mondo. Un’espressione per mascherare l’estinzione del genere umano.

Nato a Tuscania, a dicembre, nel 1959. Figlio di due maestri elementari, Valentini si laurea prima in fisica a Roma. “Perché volevo fare l’astrofisico” ha detto. Poi passa allo studio dei mutamenti climatici che nel 2007 gli è valso il Nobel assieme a un altro gruppo di ricercatori. I suoi lavori hanno mostrato come le foreste siano importanti elementi di cattura dei gas serra inquinanti, come l’anidride carbonica. Hanno mostrato come le politiche di gestione e miglioramento dell’agricoltura e delle foreste possono portare un contributo positivo per mitigare il riscaldamento climatico. 

“Il riscatto è stata la mia vera forza. Non mi sono mai dato per vinto. Quando facevo il liceo scientifico a Viterbo – ha raccontato Valentini ai corsisti dell’Academy – ci giudicavano per tutto. Per come vestivamo e parlavamo. Per come eravamo. Volevano farci sentire da meno perché venivamo dalle campagne. Dalla provincia. L’unico modo per riscattarci era studiare ed essere i più bravi di tutti. Essere i migliori. Migliorare sempre, per noi stessi e al servizio degli altri. Orgogliosi delle proprie radici. Fieri delle nostre origini contadine. Fieri di essere figli di braccianti, agricoltori, artigiani e operai. Riscattare noi stessi significava quindi riscattare intere generazioni che ci avevano preceduto conoscendo solo sacrifici”. E a Tuscania, nel 1971, pure il terremoto.

Nel 1987 Valentini è diventato ricercatore e poi nel 2000 professore ordinario all’Università della Tuscia. Nel 2002 direttore del dipartimento di Scienze dell’ambiente forestale e delle sue risorse. Sempre all’Unitus. Prima ancora, dal ’90 al ’91, ha svolto attività di ricerca a Stanford, in California. Passaggio fondamentale, che gli ha permesso di sbocciare. Lontano dall’Italia. Come capita a molti. Oggi ha anche una cattedra a Mosca e dirige un centro di ricerca a Vladivostock, sul mar del Giappone.
“Ho faticato tanto. Soprattutto da giovane. A volte è costata cara. Ma oggi sono sicuro di una cosa. Sarebbe costato di più non provarci”, ha sottolineato Valentini.

Attorno a lui un’équipe di 40 giovani ricercatori sparsi in tutto il mondo. Brasile, Argentina, Cina, Algeria, Albania e India. I suoi studenti hanno anche partecipato a spedizioni scientifiche di grande rilievo internazionale in Siberia, Himalaya, Cina, Africa e Amazzonia.

“Dobbiamo dare massima fiducia ai ragazzi e alle ragazze che si affacciano alla ricerca universitaria, che vogliono intraprendere questo percorso – ha sottolineato più volte Riccardo Valentini -. Dobbiamo renderli fin da subito responsabili e riconoscere i loro lavori e tutto il loro valore, premiando i risultati che di volta in volta raggiungono. Non perché ‘quando vedo loro vedo me e le difficoltà che ho incontrato’, ma perché è giusto così. Perché solo così la ricerca può progredire ed essere un vantaggio per tutti”.

Infine, i mutamenti climatici. “L’uso eccessivo delle risorse degli ultimi decenni ha accelerato le pressioni sul pianeta, aprendo diversi scenari per il futuro su cui è necessario riflettere – ha spiegato Valentini -. Una pressione che l’aumento della popolazione ha aggravato in modo esponenziale. Duemila anni fa, in tutto il mondo c’erano solo 250 milioni di persone. Alla fine del XIX secolo eravamo circa un miliardo. Per diventare poi 3 miliardi e mezzo alla fine degli anni ’50. Noi siamo l’unica generazione nella storia dell’essere umano che ha visto raddoppiare la popolazione in meno di 60 anni. Oggi abbiamo superato i 7 miliardi di abitanti. Nel 2050 saremo 9 miliardi e l’80% sarà concentrato nelle aree urbane con impatti devastanti su agricoltura, foreste, energia e salute. Rischiamo di essere a un punto di rottura e non ritorno”.

Per la terra? “No, per il genere umano. Se non faremo un passo indietro, il pianeta reagirà, farà a meno della nostra presenza e tornerà a essere quello splendido posto che avremmo dovuto ereditare e trasmettere nel migliore dei modi alle generazioni future. La vita tornerà di nuovo, come sempre è stato”.

Daniele Camilli


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14 giugno, 2017

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