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Tribunale - Era accusato di omicidio colposo - Al centro del processo un incidente mortale avvenuto il 7 novembre 2005 sulla Cassia Nord

Rinuncia alla prescrizione, automobilista assolto dopo 12 anni

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Ottavio Maria Capparella

Il difensore, Ottavio Maria Capparella

Un'aula di tribunale

Ieri, dopo 12 anni, la sentenza

Viterbo – Accusato di omicidio colposo per avere provocato, secondo l’accusa, l’incidente in cui ha perso la vita un altro automobilista – convinto di non avere nessuna colpa – un avvocato viterbese rinuncia alla prescrizione e viene assolto dopo una battaglia durata dodici anni. 

Si è concluso ieri il processo a carica del professionista, oggi 74enne, difeso dal collega Ottavio Maria Capparella, rinviato a giudizio su richiesta del pm Franco Pacifici, il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta sull’incidente mortale avvenuto il 7 novembre 2005 sulla Cassia Nord, tra Viterbo e Montefiascone.

Nel capo d’imputazione si fa espressamente riferimento a presunte “negligenza, imprudenza ed imperizia” nella guida. Quindi si parla di “espressa violazione di norme sulla disciplina della circolazione stradale, per avere cagionato alla vittima lesioni personali gravissime che lo conducevano a morte, mentre si trovava alla guida della sua vettura, tenendo una velocità di 111 chilometri orari in un tratto di strada in cui vigeva il limite di 80, all’altezza del chilometro 94, collidendo con una Skoda Felicia che, provenendo dall’opposto senso di marcia, previa segnalazione,  eseguiva la manovra di svolta a sinistra per immettersi nell’area del distributore Total”. 

Questo secondo il perito nominato dalla procura, smentito però dalla consulenza affidata nel corso del processo all’ingegnere Lucio Pinchera. per il quale la manovra attuata dalla vittima sarebbe stata imprevedibile e l’imputato non avrebbe potuto in alcun evitare l’impatto. 

“L’incidente sarebbe successo comunque, per questo il mio collega è stato assolto”, ha commentato il difensore Capparella, sottolineando la tenacia del legale che, pur rischiando una condanna, era talmente convinto di essere nel giusto, da rinunciare alla dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. “Ci sono voluti 12 anni, ma alla fine ha dimostrato di avere ragione”, la conclusione. 

 


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24 giugno, 2017

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