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Viterbo - 25enne preso a calci, pugni e cinghiate nel centro storico - I minuti prima del pestaggio - La giovane che ha sferrato il pugno è stata denunciata ma non ha partecipato all'aggressione allo studente - La Digos ha sequestrato i cellulari di arrestati e indagati - Ieri sono stati tutti interrogati

Un pugno di una ragazza a un’altra, poi il massacro…

Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Andrea Rossi all'uscita dal tribunale di Viterbo

Andrea Rossi all’uscita dal tribunale di Viterbo

Federico Alfonsini all'uscita dal tribunale di Viterbo con il difensore Domenico Gorziglia

Federico Alfonsini all’uscita dal tribunale di Viterbo con il difensore Domenico Gorziglia

Viterbo – Un pugno da una ragazza a un’altra ragazza. Entrambe 20enni. Davanti al locale di via del Ganfione dove si stavano festeggiando tre lauree nell’ultimo sabato di Carnevale. A quel party, privato, avrebbe tentato di entrare il branco che di lì a poco ha massacrato di calci, pugni e cinghiate uno studente universitario di venticinque anni.

Video: I filmati della feroce aggressione – Gli inquirenti: “Un pestaggio di una ferocia inaudita”

A sferrare il cazzotto contro una delle festeggiate sarebbe stata una giovane arrivata col gruppo di aggressori. Non ha partecipato al pestaggio, ma quel pugno gli è costato una denuncia, dopo essere stata querelata dalla sua vittima. Sono le due e trenta di notte. Dieci minuti prima del feroce e violento massacro di via Valle Piatta, che ha fatto intervenire gli agenti della Digos di Monia Morelli.

Ma quella notte per i poliziotti della questura di Viterbo è stata infinita. In quella zona, in pieno centro storico, sono intervenuti anche all’1,10. La ricostruzione è nelle ventisei pagine d’ordinanza d’arresto firmate dal gip Savina Poli, che mercoledì ha fatto finire ai domiciliari quattro giovani tra i 19 e i 26 anni. Per gli inquirenti, sono i presunti responsabili del pestaggio. I viterbesi Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini. Il più piccolo frequenta ancora le superiori, gli altri sono lavoratori.

“Verso l’1,10 – scrive il gip Poli – la squadra volante interviene nei pressi del locale di via del Ganfione, su richiesta di alcuni cittadini che lamentano la musica ad alto volume. Sul posto, gli operanti verificano la presenza nel locale di circa cento giovani. Ma mentre stanno parlando con un ragazzo, che riferisce che era in corso un festa di laurea, gli agenti notano passare alcuni giovani, tra i quali riconoscono Raffaele Laureti. I passanti iniziano a discutere con i ragazzi presenti, e vengono così allontanati dagli operanti”.

Novanta minuti dopo, alle 2,41, il massacro del venticinquenne. E’ l’epilogo, feroce e violento, della rissa esplosa dopo che al branco sarebbe stato negato di prender parte alla festa di laurea. Sono uno contro nove, o forse di più. I primi calci e le prime ginocchiate al volto e all’addome. La vittima prova a parare i colpi con le mani. Non ci riesce e, terrorizzata, scappa. Ma uno del branco la strattona. Viene atterrata con una violenta raffica di pugni, cinghiate e calci. I colpi mirano alla testa, all’addome, alla schiena e alle gambe del venticinquenne che, inerme, è rannicchiato su se stesso. A terra.

Ma non è finita. Il suo volto viene schiacciato più di dieci volte sotto la scarpa di un aggressore. E ancora calci, pugni e cinghiate. Sei provengono dalla stessa persona, che sembra non volersi fermare. E’ un compagno a doverlo portar via. Ma mentre viene trascinato, tira alla vittima un ultimo calcio in testa. E poi uno, violentissimo, in pieno volto, che gli rompe il naso.

Il venticinquenne è esanime, in un lago di sangue. Ma per il branco non è abbastanza. Arriva l’ultimo gruppo. Tre ragazzi. Uno lo colpisce alla schiena con il tergicristallo di un’auto, brandito come una spranga. Per sei volte. L’ultima cinghiata e l’ultimo calcio in testa. Un massacro durato sessanta, interminabili, secondi. Per la vittima cinquanta giorni di prognosi. Oltre al naso rotto, ha un serio trauma cranico e centinaia di lividi su tutto il corpo, soprattutto sul volto.

E’ grazie alle telecamere di sorveglianza di un’abitazione privata che la Digos riesce a individuare sei dei nove aggressori. Quattro sono reclusi in casa con l’accusa di lesioni gravissime in concorso. Due sono invece indagati a piede libero. Ieri, per gli arrestati, interrogatori di garanzia in procura: mentre Laureti e Alfonsini hanno fatto scena muta, Randisi e Rossi hanno risposto alle domande del gip Poli. Contemporaneamente i poliziotti della Digos hanno sentito anche i due indagati, oltre a sequestrargli i cellulari. In questura, da mercoledì mattina, ci sono anche i telefonini dei quattro arrestati. All’interno potrebbero esserci elementi utili alle indagini, coordinate dal pm Fabrizio Tucci.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

16 giugno, 2017

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