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Villette invece di condomini all’Aquabianca, slitta l’udienza preliminare

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Il pm Stefano D'Arma [4]

Il pm Stefano D’Arma

Il pm Fabrizio Tucci [5]

Il pm Fabrizio Tucci

Viterbo – Villette a schiera al posto di condomini, slitta l’udienza preliminare per i sette indagati del filone “Acquabianca” di Genio e sregolatezza.

Nulla di fatto ieri davanti al gup Savina Poli, che non ha potuto fare altro che rinviare a metà luglio per dei difetti di notifica. Nel frattempo incombe la prescrizione su contestazioni per fatti che, in alcuni casi, risalgono già a oltre cinque anni fa. 

Figlio della maxinchiesta Genio e sregolatezza, sfociata in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero nel 2012, il filone “Acquabianca” è quello che fece più scalpore per via della notorietà degli indagati, tra i quali l’ex city manager del Comune di Viterbo, Armando Balducci e l’imprenditore Amedeo Orsolini.

Gli altri cinque indagati sono i soci della Colleverde di Orsolini, Lorenzo Grani e Luigi Castellani, e gli imprenditori Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino. Questi ultimi, padre e figlia, hanno già patteggiato pene inferiori ai due anni per il filone principale di Genio e sregolatezza. Il processo agli otto imputati rimasti –  quattro imprenditori, due funzionari del genio civile, un sindaco e un vicesindaco – è alle battute finali. 

Al centro dell’inchiesta dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma le presunte irregolarità nella lottizzazione Acquabianca. Un record per l’architetto Balducci che, indagato per corruzione aggravata, rischia di essere rinviato a giudizio oltre nove anni dopo la fine dell’incarico, risalente al febbraio 2008.

Tutti sono accusati di corruzione aggravata. Gli imprenditori anche di truffa al Comune di Viterbo, per aver fatturato 190mila euro più del dovuto, 50mila incassati, per le opere di urbanizzazione.

Balducci, invece, avrebbe intascato, in contanti e al nero, 70mila euro di bustarelle, a rate, dal 2008 fino al 2012. A partire dall’approvazione, solo da parte della giunta, senza il passaggio dal consiglio comunale, di una variante al piano di zona, spacciata per “non essenziale”. E invece messa a punto apposta per favorire la Colleverde, secondo l’accusa, già cliente per il progetto dello studio della moglie, incrementando del 50% le volumetrie residenziali private e riducendo dell’80% le non residenziali.

Un escamotage, tra l’altro, per costruire una gran quantità di villini a schiera invece di palazzi, con un aumento del 38% della superficie edificabile.

Nell’accordo corruttivo, inoltre, erano previsti incarichi a professionisti della società riconducibile alla moglie. Le imprese dei Chiavarino e di Tomassetti invece, avrebbero versato a Balducci il 2,5% sull’importo, pari a quasi 5 milioni di euro, dei lavori di urbanizzazione primaria, tra cui la rotatoria. In parte recuperati, secondo l’accusa, truffando il comune.

Silvana Cortignani


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