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Evade dai domiciliari, Elio Marchetti in carcere

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Elio Marchetti [4]

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [5]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [6]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [7]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Elio Marchetti finisce in carcere: da ieri è nel penitenziario di Mammagialla, per aver evaso i domiciliari.

L’imprenditore viterbese, 43 anni ad agosto, era recluso in casa dal 3 maggio scorso, su disposizione del gip del tribunale di Viterbo Savina Poli (la misura è poi stata confermata dal Riesame di Roma). Viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta Déjà vu, su un presunto sistema per evadere l’Iva sulle auto di importazione. Ma in questi due mesi avrebbe evaso i domiciliari, finendo così in carcere. Sempre su ordine del gip Poli, e come richiesto dalla procura su segnalazione della polizia stradale.

L’inchiesta Déjà vu. Per l’accusa, intorno a Marchetti ruotava tutta l’associazione per delinquere che sarebbe stata messa in piedi. Un’associazione per delinquere, secondo la procura, a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco. “Un’organizzazione estesa e ben strutturata”, per gli inquirenti, capace di mettere in piedi un sistema per evadere l’Iva sulle auto importate dall’estero. Dalla Germania, per la precisione. Un solo obiettivo: rivendere le vetture a prezzi ultracompetitivi, “a discapito dell’imprese concorrenti che operano nel rispetto delle regole”, ha sottolineato il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma.


Multimedia: Arrestato Elio Marchetti [8] – slide [9] – video [10]


Molti e complessi, secondo l’accusa, i metodi usati per evadere il fisco. Dall’emissione di presunte fatture inesistenti alla falsificazione delle carte di circolazione, fino ad arrivare alle false dichiarazioni sostitutive di atto notorio. Per gli inquirenti i soggetti coinvolti nell’organizzazione avrebbero “lucrato un profitto illecito che, in parte, veniva versato ai concorrenti per l’attività da loro prestata a favore dell’organizzazione”. Ovvero prima evadevano l’Iva, per poi spartirsi il bottino. Un milione e mezzo il totale, finora accertato dagli inquirenti, dell’imposta non versata.

L’operazione di polizia stradale e Guardia di finanzia, coordinata dal pm Fabrizio Tucci, nasce nell’ottobre 2016. Va avanti per mesi anche con intercettazioni – sia telefoniche che ambientali –, pedinamenti e appostamenti. Insieme a Marchetti, il 3 maggio, finirono ai domiciliare altre cinque persone.

Nove gli indagati, di cui tre a piede libero. Nove le società che avrebbero partecipato al traffico. Almeno novanta le auto coinvolte, tutte di media e grossa cilindrata. Tutte di marchio tedesco: Mercedes-Benz, Audi, Bmw.


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