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Giro di auto dall’estero, sequestrate le targhe

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Elio Marchetti [3]

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [4]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [5]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [6]

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Prosegue l’inchiesta Déjà vu, su un presunto sistema per evadere l’Iva sulle auto di importazione. I poliziotti della stradale, che dalla prima ora stanno conducendo le indagini con gli uomini della Guardia di finanza, hanno iniziato a sequestrare le targhe delle auto acquistate dopo essere state, secondo l’accusa, illecitamente importate dall’estero.


Multimedia: Arrestato Elio Marchetti [7] – slide [8] – video [9]


Un lavoro lungo e complesso, che vede impegnate anche le motorizzazioni di Foggia, Palermo e Reggio Calabria. Le auto coinvolte sarebbero almeno novanta. Tutte di media e grossa cilindrata. Tutte di marchio tedesco: Mercedes-Benz, Audi, Bmw. La loro circolazione è stata bloccata, finché i proprietari non chiariranno la propria posizioni con l’agenzia delle entrate e il fisco.

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal pm Fabrizio Tucci, c’è Elio Marchetti. Per l’accusa, intorno all’imprenditore viterbese ruotava tutta l’associazione per delinquere che sarebbe stata messa in piedi. Un’associazione per delinquere, secondo la procura, a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco. 

Per Marchetti e altre cinque persone il gip del tribunale di Viterbo, Savina Poli, aveva disposto la reclusione in casa. Poliziotti e finanzieri hanno eseguito l’ordinanza d’arresto all’alba del 3 maggio scorso. Ma da martedì l’imprenditore è in una delle celle del carcere di Mammagialla [10]. Avrebbe evaso i domiciliari, che a inizio giugno erano stati confermati anche dal Riesame di Roma. Nel proseguo delle indagini, Marchetti sarebbe stato trovato in possesso di alcune schede telefoniche non sequestrate. Gli inquirenti stanno ora verificando se le utenze corrispondenti siano state utilizzate dall’imprenditore durante la detenzione domiciliare.

L’operazione Déjà vu nasce nell’ottobre 2016. Va avanti per mesi anche con intercettazioni – sia telefoniche che ambientali –, pedinamenti e appostamenti. Ora le centinaia di conversazioni tra gli indagati sono al vaglio degli inquirenti. Come la mole di documenti sequestrati. Oltre a Marchetti sono ai domiciliari Domenico Sordo (responsabile di un’agenzia di pratiche auto di Foggia), Giuseppe De Lucia (a capo di una società di autotrasporti, sempre del comune pugliese), Simone Girolami (titolare di un’srl con sede fittizia in provincia di Latina) e due dipendenti dell’imprenditore viterbese: Carla Corbucci ed Emilia Tiveddu. La prima è la sua storica segretaria, che si occupava della contabilità della società. La seconda è la liquidatrice della Golden Group, l’ex spa di via della Palazzina al centro di una precedente indagine su Elio Marchetti e la sorella Catia. Secondo l’accusa, Tiveddu sarebbe stata l’anello di congiunzione tra i soggetti coinvolti nell’organizzazione.

“Un’organizzazione estesa e ben strutturata”, per gli inquirenti, capace di mettere in piedi un sistema per evadere l’Iva sulle auto importate dall’estero. Dalla Germania, per la precisione. Un solo obiettivo: rivendere le vetture a prezzi ultracompetitivi. Molti e complessi, secondo l’accusa, i metodi usati per evadere il fisco. Dall’emissione di presunte fatture inesistenti alla falsificazione delle carte di circolazione, fino ad arrivare alle false dichiarazioni sostitutive di atto notorio. Per gli inquirenti i soggetti coinvolti nell’organizzazione avrebbero !lucrato un profitto illecito che, in parte, veniva versato ai concorrenti per l’attività da loro prestata a favore dell’organizzazione”. Ovvero prima evadevano l’Iva, per poi spartirsi il bottino. Un milione e mezzo il totale, finora accertato dagli inquirenti, dell’imposta non versata.

Nove gli indagati, di cui tre a piede libero. Nove le società che avrebbero partecipato al traffico. Ma l’indagine Déjà vu non sarebbe ancora finita. Ora gli inquirenti stanno lavorando sulla mole di documenti sequestrati. L’obiettivo sembrerebbe essere anche la richiesta di misure patrimoniale, ovvero il preventivo sequestro dei beni per il corrispettivo di Iva evasa. Ma è ancora tutto al vaglio. Per le misure patrimoniali bisognerà aspettare qualche mese, quando la Guardia di finanza avrà quantificato tutti gli importi evasi. O presunti tali.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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