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Viterbo - Lo rivela Marco Bellocchio al Tuscia film fest presentando la sua ultima pellicola "Fai bei sogni"

“Mi piacerebbe girare un film a Barbarano Romano su Gesù”

di Ciro De Pace - Tusciaweb Academy
Tuscia film fest - Marco Bellocchio

Tuscia film fest – Marco Bellocchio

Marco Bellocchio al Tuscia film fest

Marco Bellocchio al Tuscia film fest

Marco Bellocchio al Tuscia film fest

Marco Bellocchio al Tuscia film fest

Tuscia film fest - Marco Bellocchio

Tuscia film fest – Marco Bellocchio

Viterbo – “Mi piacerebbe girare un film a Barbarano Romano su Gesù”, Marco Belloccio, al Tuscia film fest sabato sera, esprime un desiderio. Un desiderio che riguarda la Tuscia.

Ma una domanda sorge spontanea. Cosa può aver convinto il regista de film I pugni in tasca, La Cina è vicina, Salto nel vuoto, L’ora di religione, Buongiorno, notte, Vincere, a portare sullo schermo Fai bei sogno, un best seller scritto da Massimo Gramellini che in 6 anni è arrivato alla 32esima edizione italiana e tradotto in 22 paesi?

Il maestro del cinema italiano Marco Bellocchio lo ha spiegato al pubblico dell’arena di piazza San Lorenzo rispondendo alle domande di Marco Müller. “Il progetto – ha raccontato il regista – nacque dal produttore Beppe Caschetto. Aveva i diritti del libro di Gramellini e mi propose di farne un film. Lessi il libro. Rimasi impressionato ed emozionato dalla intensità emotiva ed eleganza della storia narrata”. Massimo a 9 anni, ha perso la madre. L’amore unico e insostituibile che non tornò più. Un lutto non spiegato e non elaborato per 40 anni. Sofferenze e paure, ansie e insicurezze, incapacità d’amare e di vivere permeano la vita di Massimo. Soltanto a 49 anni scopre come è morta davvero la mamma. Elisa, futura moglie di Massimo, può così aiutarlo a liberarsi dal piombo che aveva sul cuore e a fargli risorgere la vita.

“Quindi – ha proseguito Bellocchio – con la collaborazione di Valia Santella ed Edoardo Albinati, abbiamo scritto la sceneggiatura”.

Müller ricorda: “Un grande critico, parlando del libro di Alberto Moravia Il disprezzo, diceva che si poteva prendere quel romanzo, farne un film attraverso un’operazione di ‘alta infedeltà’ e pur rimanendo fedele allo spirito del romanzo, il film diventava un’opera estremamente personale”. Quindi chiede al regista: “Quanta ‘infedeltà’ c’è nella sceneggiatura di Fai bei sogni?”. Bellocchio replica: “Moravia concedeva volentieri i diritti dei propri libri ma non voleva più occuparsene. Il disprezzo, in effetti, è stato completamente stravolto dal regista Jean-Luc Godard. Però da questa ‘infedeltà’ del film, rispetto all’opera di Moravia, è uscita una pellicola di successo e molto personale di Godard”.

 “Gramellini – fa notare Belloccio – è stato estremamente corretto nel lasciarci completamente liberi nello scrivere la sceneggiatura. Quando poi ha visto il film non ha fatto nessuna obiezione ai contenuti del all’opera tratta dal suo libro. Se nella trasposizione cinematografica di Fai bei sogni c’è stata ‘infedeltà’, essa è rimasta circoscritta e dettata dal rispetto obbligatorio dei canoni per la realizzazione di un film. E’ stata necessaria per rendere compatibile la comunicazione cinematografica con quella letteraria della storia narrata”.

E poi sulla produzione del fil.

“La co-produzione francese – sottolinea Bellocchio – non ha causato nessun condizionamento nella realizzazione del film. Anche la scelta, per il ruolo di Elisa, di Bérénice Bejo, bravissima attrice franco-argentina e candidata all’Oscar nel 2012, è stata una decisione condivisa”.

“Gli spettatori italiani e francesi – sostiene Müller – hanno reagito allo stesso modo alla visione del film: alcuni lo hanno avvertito come un ‘pugno nello stomaco che toglie il respiro’, altri come lacrimevole”. Quindi la domanda a Bellocchio: “Nel preparare il film si è voluto giocare anche con i codici delle variazioni di genere che portano dalla commedia sentimentale al melodramma?” “Non è stata un’operazione calcolata, cosciente – replica il regista -. Comunque le parti che cadevano nel sentimentalismo sono state evitate in modo piuttosto naturale da me”.

Poi Bellocchio ha commentato: “Spesso negli spettatori del mio film noto il risveglio di inquietudini sopite che riguardano la loro vita. Questo succede perché siamo un’umanità di orfani, nel senso che tutti abbiamo perso qualcuno o qualcosa. La lettura del libro e la visione del film non consolano ma invitano ad uscire dall’inerzia imposta dalle sofferenze”.

La presenza del regista sul palco ha stimolato Müller a chiedergli: “Visto che stiamo al Tuscia Film Fest e che uno dei grandi meriti della manifestazione è quello di ricordare fino a che punto questa nostra terra è stata un set straordinario per tanti film, allora non posso non chiederti: ma quando verrai a girare un film nella Tuscia?”

“Mi piacerebbe fare un film a Barbarano Romano –   risponde Bellocchio, con evidente piacere – . Casa mia ha un affaccio verso stradine adatte per location di film. Una volta ho immaginato di utilizzare il poggiolo della casa come ambiente per la presentazione di Gesù Cristo, quando Pilato dice ‘Ecce Homo’”.

Ciro De Pace
Tusciaweb Academy

17 luglio, 2017

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