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Ombre festival - Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri smonta scientificamente tutti i luoghi comuni sulla 'ndrangheta e le altre organizzazioni criminali

“Oggi i politici vanno col cappello in mano dai mafiosi…”

di Stefania Moretti
Viterbo - Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo – Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo - Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo – Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo - Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo – Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo - L'incontro con Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo – L’incontro con Nicola Gratteri a Ombre festival

Viterbo - Ombre festival - Massimo Pistilli moderatore dell'incontro con Gratteri

Viterbo – Ombre festival – Massimo Pistilli moderatore dell’incontro con Gratteri

Viterbo - Ombre festival - Il penultimo libro di Nicola Gratteri

Viterbo – Ombre festival – Il penultimo libro di Nicola Gratteri

Viterbo - Il pubblico di Ombre festival

Viterbo – Il pubblico di Ombre festival

Viterbo – Mafie cambiate, imprenditrici, alla conquista del nord? Nicola Gratteri suona la sveglia: “È così da più di mezzo secolo” (video). 

Il procuratore di Catanzaro è da ventott’anni sotto scorta e da una vita in prima linea contro la ‘ndrangheta. Una consorteria criminale che non conosce crisi. “Ha costruito un impero sulla cocaina”, spiega dal palco di Ombre festival, moderatore l’avvocato Massimo Pistilli. “I suoi broker – continua Gratteri – in Sudamerica comprano droga al minor prezzo possibile. Il minimo storico è mille euro per un chilo di coca purissima, con principio attivo al 99 per cento. Con quella, ne fai altri quattro chili, quadruplichi i guadagni e compri tutto da Roma in su”.

Gratteri è scientifico, pragmatico, ma non è per tutti, nonostante le decine di esempi che fa per semplificare. Non tutti sono in grado di seguire il suo pensiero a velocità supersoniche. Non è un intervento qualunque: è una lezione universitaria. Smonta luoghi comuni e svela quello che non ti aspetti.

Chi l’ha detto che le mafie ingrassano a riflettori spenti? “Sono aziende. Quindi hanno bisogno di pubblicità”. Non è un caso che la ‘ndrangheta investa nelle squadre di calcio di quart’ordine: “È un modo per ampliare il consenso: far accorrere la città sugli spalti, i politici che poi stringono la mano al presidente, che guarda caso è un prestanome del boss…”.

I rapporti tra mafia e politica sono sempre esistiti. Dalle ricerche negli archivi di Stato con Antonio Nicaso, lo storico che con lui ha scritto 13 libri, è emerso che il primo scioglimento per mafia del comune di Reggio Calabria risale al 1869. La differenza, ripete Gratteri ogni volta, è che “Prima erano i mafiosi ad andare dai politici col cappello in mano. Oggi è il contrario. Perché la politica è debole, non dà risposte”.

La ‘ndrangheta, invece, si fa capire benissimo: basta un caffè con un candidato sindaco o una passeggiata in centro per lanciare il segnale che quello è il suo candidato. E, per Gratteri, punta sempre sul cavallo vincente: “Appoggiare il futuro sindaco significa scegliere il capo dell’ufficio tecnico, il segretario comunale. Perché purtroppo la legge Bassanini è stato un grande e involontario regalo alle mafie”.

Perfino sciogliere i comuni per le infiltrazioni serve a poco: “Bisognerebbe dare più potere ai commissari straordinari. Fargli licenziare quei culi di piombo che sono figli e nipoti di capimafia assunti dalla pubblica amministrazione. La cosa pubblica la gestiscono i quadri della pubblica amministrazione, c’è poco da fare”. 

Anche quella delle mafie al nord è solo un’apparente novità. Come il “patto tripartito” sull’asse dello spaccio. “Sono 25 anni che le ‘ndrine vendono droga a mafia e camorra. La ‘ndrangheta è a Milano da cinquant’anni. In Emilia Romagna da trenta. Negli anni Sessanta Cosa Nostra catanese era già uscita dai suoi confini naturali”. Per non parlare dell’estero: Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Bulgaria, Canada, Australia. E la ‘ndrangheta è l’unica in tutti i continenti.  

Come si combatte? Con l’informatizzazione del processo penale e della pubblica amministrazione. “In Italia siamo quasi a penna e calamaio, anche se abbiamo la miglior polizia giudiziaria d’Europa”.



Gratteri ha una soluzione a ogni problema. Ma la politica non saprebbe nemmeno da dove cominciare: “Il parlamento non ha la maggioranza neanche per discutere di ovvietà”. Fosse per lui, sveltirebbe la giustizia in poche, semplici mosse. “Il problema delle notifiche lo risolvi con le pec obbligatorie per tutti i cittadini italiani maggiorenni e i tablet ai detenuti. Quello della prescrizione, con le testimonianze videoregistrate per non far ripartire il processo ogni volta che cambia il giudice”. Gli avvocati protestarono per giorni quando si introdusse nell’ordinamento l’istituto del processo a distanza voluto da Gratteri. “Intanto, adesso, risparmiamo 70 milioni di euro l’anno”. 

Stefania Moretti

 

16 luglio, 2017

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