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Azienda sanitaria - Già disponibili sul sito della Asl i moduli per le future mamme interessate

Parto in casa, adesso le mamme possono chiedere il rimborso

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La cittadella della salute, sede della Asl

La cittadella della salute, sede della Asl

Viterbo – Aspettare la cicogna a casa, si può. La Regione Lazio dà il via libera alla possibilità di rimborso forfettario per le future mamme che, anche nella Tuscia, decidano di dare alla luce un figlio al di fuori delle strutture ospedaliere, scegliendo di partorire in casa o presso i centri di nascita.

Ovviamente purché il parto avvenga in sicurezza. Ed è così che la Asl di Viterbo ha individuato quali referenti aziendali per il cosiddetto parto a domicilio la responsabile dell’area ostetrica Antonella Ambrosini e la dottoressa Graziella Ceccarelli, approvando la procedura per il rimborso del parto in casa oppure in casa maternità privata.

La dottoressa Ambrosini, in particolare, è incaricata di revisionare, con cadenza biennale, la procedura e di darne adeguata informativa attraverso la rete dei consultori familiari e l’unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia. 

Le destinatarie sono tutte quelle future mamme con gravidanza fisiologica, che intendano privilegiare il bisogno primario di intimità, individualità e condivisione familiare per l’espletamento del parto. 

L’assistenza deve essere fornita da due ostetriche regolarmente iscritte all’albo.

La “prima” ostetrica, negli ultimi cinque anni, deve avere effettuato almeno 20 parti in ambito extraospedaliero o deve avere maturato esperienza di parto in autonomia presso la sala parto di una struttura ospedaliera.

La “seconda” ostetrica deve possedere un’esperienza di affiancamento di assistenza al parto extraopsedaliero o di volontariato o stage di addestramento postlaurea triennale acquisita preso sale parto di strutture ospedaliere accreditate.

L’età gestazionale deve essere compresa tra le 37 settimane e un giorno e le 41 settimane e sei giorni. Il feto deve essere singolo, in posizione cefalica. Il peso presunto del bebè deve essere compreso tra il decimo e il novantesimo percentile. Devono inoltre essere assenti patologie fetali note o rischi neonatali prevedibili. 

Indispensabile l’insorgenza spontanea del travaglio e che il liquido amniotico sia limpido. In ogni caso che le acque si siano rotte da meno di 24 ore. 

In caso di emergenza, mamma e neonato devono essere trasferiti presso la strutura accreditata precedentemente individuata. 

Sul sito della Asl sono disponibili i moduli necessari per la richiesta. Entro i quindici giorni successivi alla nascita del bambino, invece, dovrà essere consegnata la richiesta di rimborso con ricevuta fiscale relativa al compenso della prestazione effettuata. 


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3 luglio, 2017

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