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“Se ti fai arrestare dalla polizia, non ti rivolgo più la parola…”

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L'avvocato Alessandro Diddi e Giuseppe Aloisio [4]

L’avvocato Alessandro Diddi e Giuseppe Aloisio

 

L'avvocato Pier Giorgio Santoro [5]

L’avvocato Piergerardo Santoro

 

Maxiprocesso Asl - Gianluca Dell'Agnello, ex comandante provinciale dei carabinieri, in tribunale [6]

 Gianluca Dell’Agnello in tribunale

 

Paolo Gianlorenzo [7]

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – “Gianlorenzo  mi chiamava spesso, gli posso avere detto bravo”. Così all’udienza dello scorso 26 maggio del maxiprocesso Asl parlava l’ex comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Dell’Agnello, interrogato dalla difesa dell’ex direttore generale Giuseppe Aloisio sui rapporti tra il colonnello e il giornalista ai tempi dell’inchiesta. Inchiesta per corruzione, concussione, truffa e abuso d’ufficio conclusa nel 2012, dopo oltre tre anni.

Rapporti molto più stretti, per gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, che ieri hanno depositato come prova una memoria difensiva di parte consistente in due informative dell’inchiesta “macchina del fango” del pm Massimiliano Siddi, avente al centro il giornalista Paolo Gianlorenzo. “Per raccontare come inizia il processo”, ha spiegato ieri Santoro a margine dell’udienza, sottolineando come l’indagine di Siddi sia stata affidata “non a caso al nucleo di polizia giudiziaria della stradale”. 

Tra Gianlorenzo e Dell’Agnello i rapporti sembrano essere stati di grande confidenza. “Sempre in alto i cuori sempre e fiamme al vento”, dice il cronista, intercettato mentre sta al telefono col colonnello. 

Lo pensa anche la stradale. “Si è avuto modo di appurare – si legge  nell’informativa presentata in aula dalla difesa di Aloisio – l’utilizzo strumentale che Gianlorenzo fa del giornale nel pubblicare articoli che riguardano la nota vicenda Asl… al fine di raggiungere l’obiettivo non esita ad avanzare richieste illecite e fare pressioni su varie persone, allo scopo di reperire informazioni… alcune delle quali si ritiene provengano proprio da ambienti legati alle forze di polizia e in particolare dall’arma dei carabinieri”.

“Tale ipotesi investigativa – si legge ancora – è formulata alla luce dei rapporti di amicizia e frequentazione che Gianlorenzo ha col comandante provinciale Gianluca Dell’Agnello”. 

Si fa poi riferimento a un’intercettazione delle ore 19,45 del 14 febbraio 2012 in cui, relativamente alla vicenda Asl, il colonnello Dell’Agnello si complimenta con Gianlorenzo per il coraggio nel fare nomi e cognomi, commentando in maniera ironica le iniziative della procura in merito all’indagine. Nel mirino anche le altre testate giornalistiche. Il colonnello parla di “stampa allineata”.”Fino alla fine cercheranno di difendere l’indifendibile”, ride Gianlorenzo.

Poi Gianlorenzo si chiede perché il gip Salvatore Fanti non si sia fatto da parte, dopo che lui aveva scritto della figlia assunta alla Asl ai tempi di Aloisio. Poi spiega a Dell’Agnello, che gli chiede se abbia avuto riscontri: “Sì. Dal piano suo, gli uffici suoi insomma, c’ho qualcuno che sta vicino, c’ho rapporti… dice che era arrabbiato perché non sapeva del fatto che la figlia avesse iniziato a lavora’ nel periodo di Aolisio”. “Un po’ come Scaiola”, commenta il colonnello, paragonando il gip all’ex ministro per la nota vicenda della casa. 

Dalla stradale vengono anche intercettate delle telefonate in cui i due concordano di incontrarsi, alle 18,35 circa del 13 febbraio 2012, nei pressi dell’abitazione di Gianlorenzo. “Nel corso dell’incontro – si legge – i due parlano del respingimento della richiesta di ordinanza di custodia cautelare a carico degli indagati del procedimento Asl”.

Si salutano e alle 19,11 Gianlorenzo chiama la redazione del giornale e detta la locandina del giorno dopo: “Il gip respinge gli arresti per Aloisio, Paoloni, Parroccini e Angelucci”. “Opportunamente si rappresenta – si sottolinea nell’informativa – che tale notizia risulta ancora non essere pubblica e che, all’epoca dei fatti, il fascicolo d’indagine relativo era ancora in fase istruttoria”. 

Tre giorni dopo, alle 21,42 del 17 febbraio 2012, ecco Gianlorenzo raccomandare a un collaboratore di distruggere, subito dopo averla letta, le fotografie che immortalano l’ordinanza del gip che rigetta le misure cautelari. “Perché – spiega Gianlorenzo – sennò ci chiappano, ci accicottano per violazione del segreto istruttorio”.

Alle ore 13,12 dello stesso giorno Gianlorenzo e Dell’Agnello avevano concordato di vedersi a breve. Poco dopo l’una il giornalista si trovava presso il comando. “Le circostanze evidenziate – spiega l’informativa – non possono non far ipotizzare che la documentazione relativa al rigetto siano state acquisite da Gianlorenzo presso il comando provinciale che ha condotto l’indagine quindi verosimilmente unico organo di polizia in grado di entrare in possesso di tale documentazione”.

E ancora: “I toni rilevati durante le conversazioni, nonché i frequenti incontri, dimostrano un consolidato rapporto di amicizia e confidenza”. Al punto che alle ore 9 del 21 marzo 2012, all’indomani delle perquisizioni presso l’abitazione di Gianlorenzo, si sentono al telefono. “Volevo sapere se eri ancora a piede libero… se ti fai arrestare dalla polizia veramente guarda non ti rivolgo più la parola”, commenta il colonnello.

Parlando con Ferdinando Selvaggini, il responsabile del Ced poi arrestato nell’estate 2009, entrambi fanno riferimento al maresciallo Piergiorgio Scoparo. Entrambi lo indicano come persona cui rivolgersi per acquisire documentazione relativa alla vicenda Asl.

In una intercettazione, Selvaggini sollecita Gianlorenzo a esercitare pressioni sul maresciallo al fine di reperire un documento, che dovrebbe trovarsi nel primo faldone dove è contenuta la busta con i soldi: “Chiaro riferimento ai fascicoli dell’indagine Asl in possesso dei carabinieri”, viene spiegato. 

Nel frattempo sono passati undici anni dai primi presunti episodi di corruzione – i fatti contestati risalgono al periodo 2006-2009 – e anche per Selvaggini è giunto il tempo della prescrizione, come sottolineato ieri dal difensore Gino Salvatori. Lo stesso per i fratelli Giampaolo e Francesco Marzetti, coinvolti nella vicenda del centro diurno per disabili adulti Aureart di Montefiascone, assistiti dall’avvocato Angelo Di Silvio che vuole prima sentire ancora un teste e punta alla pronuncia di assoluzione nel merito.

Se ne riparla il 27 ottobre, mentre per la chiusura del processo bisognerà aspettare presumibilmente il 2018. 

Silvana Cortignani


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