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Viterbo - Per una lezione sulla vita della chiesa - Nella Tuscia ci sono 96 parrocchie e 110 sacerdoti

Il vescovo Fumagalli alla Tusciaweb academy

di Daniele Camilli - Tusciaweb Academy
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Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli col direttore Carlo Galeotti

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli col direttore Carlo Galeotti

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli col direttore Carlo Galeotti

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli col direttore Carlo Galeotti

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli col direttore Carlo Galeotti

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy - Il vescovo Lino Fumagalli

Tusciaweb Academy – Il vescovo Lino Fumagalli

 

Don Emanuele Germani e don Roberto Bracaccini

Don Emanuele Germani e don Roberto Bracaccini

Viterbo – Il vescovo di Viterbo in redazione per una lezione agli studenti della Tusciaweb academy.

Argomento, come funziona una diocesi e quali gli aspetti che caratterizzano la chiesa. Lino Fumagalli, classe 1947, vescovo della città dei Papi dall’11 dicembre 2010. Romano, si laurea in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha anche insegnato. Ha insegnato diritto canonico alla Lateranense. Ordinato sacerdote nel luglio del 1971, Fumagalli è stato prima rettore del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, poi dal 1999 vescovo di Sabina-Poggio Mirteto. Quanto guadagna? 1400 euro al mese.

“La Chiesa si fonda su tre principi fondamentali – ha detto Lino Fumagalli agli studenti dell’academy -. Primo: la Chiesa è il popolo di Dio. Tutti i battezzati formano la Chiesa e tutti sono impegnati nel trasmetterne il messaggio. Tutti hanno la stessa dignità. Una comunità di eguali con differenziazioni funzionali, ciascuno nel suo ruolo. Nessuna differenza di potere. Il papa e l’ultimo dei laici hanno la stessa dignità. Lo stile di vita è poi ‘sinodale’. Ciò significa che tutti devono camminare insieme e consultarsi per realizzare insieme il messaggio del Vangelo. Un parroco che dovesse dire ‘faccio come voglio e non ascolto nessuno’ è fuori del messaggio della Chiesa”.

Secondo principio. “Come disse Giovanni Paolo II – dice il vescovo – ‘per parlare della Chiesa bisogna sentire la Chiesa’. La Chiesa è formata da due dimensioni fondamentali. La dimensione spirituale. Fare incontrare gli uomini con Dio e vivere in comunione. La dimensione societaria. Organizzare la dimensione spirituale per far vivere gli uomini in comunione tra loro. Per questo la Chiesa va sempre riformata. Per organizzare gli uomini in comunione tra loro. Tuttavia, ciò non significa assolutamente seguire le mode ed essere al loro rimorchio, ma distinguere ciò che è di diritto divino, ed è immodificabile, da ciò che è norma di diritto umano e che può essere invece modificata e migliorata per migliorare la dimensione spirituale”.

Da questi due principi, ne deriva un terzo. Ed è quello dell’organizzazione terrena della Chiesa che fa della diocesi il suo punto di riferimento. Un organo di governo territoriale che punta a realizzare la dimensione spirituale all’interno del tessuto sociale. E l’attenzione della lezione cade tutta sulla diocesi di Viterbo.

“L’attuale diocesi di Viterbo – spiega Fumagalli – si forma nel 1986 raggruppando 5 diocesi e un’abbazia territoriale. Bagnoregio, Montefiascone, Acquapendente, Viterbo e Tuscania. L’abbazia è invece quella di San Martino al Cimino”. In Italia le diocesi sono in tutto 215.

Papa Francesco ha recentemente lanciato l’invito a un ulteriore aggregazione delle stesse in base a due criteri. La popolazione, con la creazione di diocesi che abbiano più di 70/80 mila abitanti. L’affinità culturale, evitando di unire realtà che hanno pochi sacerdoti e scarsa organizzazione.

“La diocesi è poi suddivisa in 5 aree pastorali i cui sacerdoti si incontrano una volta al mese per programmare percorsi e lavori – sottolinea il vescovo -. Parliamo delle zone di Vetralla, Viterbo, Acquapendente, Bagnoregio e Tuscania. Ciascuna con un suo vicario  che raccorda le attività dei sacerdoti”.

Quante sono le parrocchie della diocesi di Viterbo?

“Sono in tutto 96, ma con gli accorpamenti sono diventate di fatto una sessantina. Mentre i sacerdoti impegnati sono in tutto 110, di cui 28 appartenenti agli ordini religiosi”. Dal 2011, Lino Fumagalli ha ordinato 9 preti e 3 sono in arrivo in vista del prossimo anno.

Infine, la curia, che ha sede a Viterbo. In piazza San Lorenzo, Duomo e Palazzo dei Papi inclusi. Un’organizzazione complessa e capillare. Un vero e proprio organo di governo che tiene conto di tutte le esigenze della popolazione e dei suoi bisogni.

C’è innanzitutto un vicario generale – afferma Fumagalli – e 7 vicari episcopali. Ciascuno con il suo settore di competenza. Dal laicato all’insegnamento della religiosa fino alla vita monastica e alla pastorale. Ci sono poi due uffici consultivi di governo. Il consiglio presbiteriale, senato della diocesi, al cui interno viene nominato un collegio dei consultori con 6 membri scelti dal vescovo stesso. C’è inoltre il consiglio per gli affari economici che si occupa del bilancio consultivo e di quello preventivo”. Tenendo tuttavia conto che la Chiesa non possiede poi tutti questi beni. La maggior parte di loro sono stati incamerati dallo Stato nel 1870 e ancora oggi sono di proprietà del ministero dell’interno e sottoposti a vincolo da parte delle varie soprintendenze.

Tra i vari uffici della diocesi (circa una ventina), anche gli uffici tecnico, amministrativo e per i beni culturali. Accanto a loro l’economato e tre centri specifici. “Uno per l’annuncio del Vangelo e la catechesi, uno per la liturgia e i sacramenti e uno della Caritas che dispone a sua volta di un centro d’ascolto e una mensa dove ogni giorno vanno un centinaio di persone”, spiega il vescovo.

Dulcis in fundo, le strutture che intervengono direttamente sul territorio. Il Ceis, per il recupero delle tossicodipendenze. Il centro contro le ludopatie, “una droga a volte peggiore delle droghe classiche”, ha detto il vescovo. Il centro di aiuto alla vita, il consultorio diocesano, due case famiglia e il centro madre Teresa che aiuta le donne in difficoltà personali ed economiche a non interrompere la gravidanza. “Un centro – conclude Fumagalli – che in 10 anni di attività ha visto nascere circa 900 bambini”. 

Daniele Camilli
Tusciaweb Academy


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11 luglio, 2017

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