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Tentato omicidio al Serpentone di Bagnaia - La donna resta nel carcere di Civitavecchia, dove è rinchiusa dal 31 luglio - Parenti in fila tutti i giorni per i colloqui

Accoltella il genero, negati i domiciliari

Bagnaia - Il serpentone

Bagnaia – Il serpentone

Tentato omicidio di Bagnaia - L'arma del delitto

Tentato omicidio di Bagnaia – L’arma del delitto

 

L'avvocato Luigi Mancini, nel direttivo della Camera penale di Viterbo

Il difensore Luigi Mancini

Viterbo – (sil.co) – Potrebbe aggredire nuovamente il genero, farà ferragosto in cella. Per questa ragione sono stati negati gli arresti domiciliari alla suocera 47enne, d’origine dominicana, che verso le 22 di domenica 30 luglio ha accoltellato il compagno della figlia, un 27enne, anche lui caraibico, in un appartamento delle case popolari del Serpentone di Bagnaia.

Nel frattempo i familiari, in massa, farebbero la fila tutti i giorni sotto il carcere di Civitavecchia in attesa dei colloqui, alternandosi al suo fianco, per non farla sentire sola. 

La donna, fermata con l’accusa di tentato omicidio, dal giorno successivo è reclusa nel carcere femminile di Civitavecchia. L’arresto è stato convalidato dal gip Savina Poli con la stessa grave accusa, nonostante il giovane sembra non abbia mai corso pericolo di vita. 

Il genero, nel frattempo, rimasto ferito a un braccio, avrebbe ammesso di avere avuto in mano una bottiglia durante il litigio, come riferito durante l’interrogatorio di garanzia dalla suocera. La donna, secondo la sua versione, si sarebbe sentita minacciata e si sarebbe soltanto difesa. 

L’alcol avrebbe fatto il resto. La coppia si trovava in cucina. Lei avrebbe quindi afferrato un grosso coltello dal tavolo ancora apparecchiato per la cena e si sarebbe scagliata verso il 27enne.

La sfiorata tragedia è avvenuta dopo una domenica trascorsa dalla famiglia a Capodimonte, sul lago di Bolsena, assieme ad altri connazionali. Non è chiaro se la suocera volesse difendere la figlia durante un litigio con il compagno oppure se i due stessero litigando tra di loro per altri motivi. Uno dei punti ancora al vaglio degli investigatori, che evidentemente vogliono fare chiarezza sul movente prima di un’eventuale scarcerazione. 

Gli sviluppi non sono bastati né ad alleggerire l’accusa, né a farle ottenere i domiciliari, chiesti dal difensore Luigi Mancini, dopo avere trovato un alloggio per la donna lontano dall’abitazione in cui conviveva con il genero e la figlia. Alla vigilia di ferragosto, l’istanza è stata rigettata. Per gli inquirenti viterbesi, nonostante le restrizioni previste dai domiciliari, pur trasferendosi in un’altra abitazione, almeno per ora persisterebbe il rischio di reiterazione del reato. Titolare del fascicolo è il pubblico ministero Eliana Dolce. 

12 agosto, 2017

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