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Vallerano - Ieri i funerali nella chiesa di Maria Santissima del Ruscello dei Donatori di Sangue

Addio a Giorgio Rapiti, spirito libero…

di Massimo Fornicoli

Vallerano - Giorgio Rapiti

Giorgio Rapiti

I funerali di Giorgio Rapiti

I funerali di Giorgio Rapiti

I funerali di Giorgio Rapiti

I funerali di Giorgio Rapiti

I funerali di Giorgio Rapiti

I funerali di Giorgio Rapiti

La chiesa di Maria Santissima del Ruscello

La chiesa di Maria Santissima del Ruscello

Vallerano –  Ieri pomeriggio nella chiesa gremita di Maria Santissima del Ruscello dei Donatori di Sangue, si è dato l’addio a Giorgio Rapiti.

Lo meritava davvero, nonostante il caldo brulicavano anche nel piazzale coloro che non erano riusciti a entrare, composti in un silenzio mai visto in una cerimonia funebre, traspirava proprio la mancanza, il vuoto lasciato quasi per contrapposizione con il modo in cui lui animava, dava voce e luci e rendeva chiassosa ogni manifestazione di Vallerano.

Il vecchio parroco, don Ampelio Santagiuliana, oramai trasferito a Civita Castellana, ha accolto più che volentieri, sebbene rattristato dall’evento, di celebrare il rito per rendere anche lui grazie all’uomo che, quotidianamente, prestava la sua opera per impianti elettrici delle varie chiese, come ha sottolineato nell’omelia.

Ha ricordato la franchezza che traspariva nel dialogo che si estendeva dai fatti quotidiani per naufragare dalla filosofia alla metafisica se non proprio nell’aspetto religioso, dove Giorgio come “spirito libero”, oserei dire anche da se stesso, manteneva un certo distacco, sottolineando l’aspetto pragmatico insito nell’uomo sempre come “possibilità della possibilità”.

Infine anche la confraternita del rosario, molto legata a lui per i diversi eventi parrocchiali, uno tra tutti l’allestimento del “presepe vivente” dove la sua opera era fondamentale, ne ha rievocato il carattere testimoniando come parole testuali: “Non c’è evento della vita pubblica valleranese, che non abbia usufruito della sua genialità. Magari ci tenevi con il fiato sospeso fino allo scadere del tempo massimo, ma alla fine riuscivi a regalarci anche molto di più di quello che ti era stato richiesto. Perché soprattutto in questo eri imbattibile, nell’aggiungere qualcosa di tuo che faceva dire: Qui c’è lo zampino di Giorgio”.

Non posso e mi piace pensare, come era nel suo stile scanzonato e inconfondibile, che durante il suo funerale abbia sogghignato tra sé e sé, questa volta non proprio a voce alta, qualche battuta d’effetto su di noi così muti e attoniti.

Massimo Fornicoli

6 agosto, 2017

 

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