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Sport - Il 3 settembre parte la Carrareccia con percorsi da 54, 80, 105, 130 e 160 chilometri

Tra la Tuscia e l’Umbria a bordo di bici d’epoca

Sport - La Carrareccia

Sport – La Carrareccia

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Sport – La Carrareccia

Bolsena – E’ settembre, lo senti dal sapore dell’aria ancora umida, ed è già ora di infilare la vecchia maglia di lana e montare in sella alla “vintage” lucida e ben oliata.

I primi colpi di pedale sulla riva del lago e iniziano subito a scorrere le immagini dell’alta Tuscia, terra di grandi ricchezze storiche e naturalistiche, dove si mescolano i confini e le tradizioni di Lazio, Umbria e Toscana e dove la Carrareccia è da sempre la strada buona, quella larga ben custodita dove passava il carro, trainato dai cavalli o dai buoi.

Un territorio collinare, duro da pedalare, ma che non è mai monotono con il suo continuo saliscendi, ricco di vegetazione e di aria buona, di archeologia e di storia, che ha saputo conservare nel tempo la sua genuinità legata ad una forte tradizione contadina, specie nel mangiare e bere ancora molto casareccio.

Circondata da una corona di colline boscose, si dischiude la caldera del più grande lago vulcanico d’Italia intorno al quale si snodano tutti i cinque percorsi della Carrareccia, uno per ogni gamba: 54 chilometri adatto a tutti e a qualunque tipo di velocipede e per chi vuole faticare poco e godersi il panorama, traversata d’epoca in battello (battello e bici), poi 80, 105 e 130 chilometri per gambe sempre più allenate, 100 miglia (160 chilometri) per gli impavidi eroici.

Perché scegliere di pedalare su questi sterrati; non saranno uguali a tanti altri? Forse, ma dopo aver letto una breve narrazione del percorso 100 miglia: si parte da Bolsena, antica città etrusca dal nome Velsna, poi romana e infine patrimonio della chiesa, indissolubilmente legate al miracolo dell’Eucarestia (1263).

Piacevole e riposante cittadina lungo le rive del lago, incantevole e suggestiva tra le viuzze del centro storico medievale sorvegliato dal suo austero castello.

Si inizia a salire sul fianco nordest delle colline alle spalle di Bolsena, verso l’Umbria, attraverso l’abitato di Castelgiorgio e puntando al borgo di Sugano, posto su una balza rocciosa pregna di falde acquifere da cui prende vita la nota fonte del Tione. Si scollina e in basso, in mezzo alla valle, si scorge già lo spuntone roccioso sul quale si appoggia l’antica città di Orvieto. Si entra in piazza della Repubblica che offre un invitante ristoro prima di attraversare il centro storico e raggiungere il Duomo.

E qui la gamba, provata dalla salita sterrata, chiede una sosta al ristoro della piazzetta panoramica; e mentre scende un sorso di buon rosso, lo sguardo incontra un’altra perla del territorio umbro-laziale: Civita di Bagnoregio la città che muore. Si guadagna quota dopo aver lasciato Bagnoregio verso Montefiascone, patria dell’Est, est, est. Si pedala a lungo accanto alla riva, fino a raggiungere Marta e Capodimonte, domini storici delle famiglie Orsini e Farnese, legati alle vicende del Granducato di Castro.

Poi si pedala salendo verso Valentano per inoltrarsi poi nella bassa Maremma Toscana e incontrare il lago di Mezzano, fratellino minore di quello vulsino.

30 agosto, 2017

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