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Tentato omicidio di Bagnaia - Accoltella il genero al Serpentone - La suocera racconta al giudice la sua versione dei fatti

“Aveva schiaffeggiato mia figlia e mi minacciava, mi sono difesa”

di Silvana Cortignani
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Tentato omicidio di Bagnaia - L'arma del delitto

Tentato omicidio di Bagnaia – L’arma del delitto

 
Bagnaia - Il serpentone

Bagnaia – Il serpentone

Bagnaia - Il serpentone - Civico 16

Il civico 16

Bagnaia - Le tracce di sangue sulle scale

Le tracce di sangue sulle scale

 

La pm Eliana Dolce

La pm Eliana Dolce, titolare dell’inchiesta

 

L'avvocato Luigi Mancini, nel direttivo della Camera penale di Viterbo

L’avvocato Luigi Mancini, difensore della suocera

Viterbo – Suocera 47enne accoltella il genero 27enne, la donna resta in carcere con la pesante accusa di tentato omicidio per cui è stata arrestata dalla polizia, la notte tra domenica e lunedì, dopo avere aggredito e ferito il compagno della figlia con un grosso coltello da cucina.

In cella. Anche perché non avrebbe un altro luogo dove andare, qualora le venissero concessi gli arresti domiciliari. Il difensore, avvocato Luigi Mancini, è comunque intenzionato, “non appena ci saranno le condizioni” a chiedere un alleggerimento della misura.

“Aveva schiaffeggiato mia figlia e me che la difendevo, poi ha afferrato una bottiglie di vetro e tentato di colpirmi. Mi sono soltanto difesa, con la prima cosa a portata di mano”, avrebbe raccontato la 47enne, fornendo al giudice una ricostruzione opposta rispetto a quella della vittima. 

La famiglia, d’origine dominicana, come è noto, vive in uno degli alloggi popolari del Serpentone Ater di Bagnaia, dove domenica sera, verso le 22, dopo una giornata sul lago di Bolsena, è avvenuto il delitto. In casa sarebbero stati presenti, oltre alla suocera e al genero, anche la figlia della donna, compagna dell’uomo, e due figlie della coppia, una bambina di due anni e una di dieci anni. 

Scena della sfiorata tragedia uno degli appartamenti al civico 16 di via Cardinal Ridolfi. Ieri mattina la donna ha lasciato il penitenziario femminile di Civitavecchia di buonora, scortata dalla polizia penitenziaria, alla volta del tribunale di Viterbo, dove è stata sentita per circa mezz’ora dal gip Savina Poli, che al termine dell’interrogatorio di garanzia ha convalidato il fermo e confermato la grave imputazione. Titolare del fascicolo aperto dalla procura il pubblico ministero Eliana Dolce.

Un  coltello da cucina così grosso da assomigliare a un pugnale. Un pesante coltello da cucina, della lunghezza totale di 25 centimetri circa, con una lama di 12 centimetri e il manico di 13 centimetri, che inizialmente sembrava fosse stato sferrato verso il cuore. Secondo una successiva ricostruzione, invece, sembra che la suocera, completamente ubriaca al momento dei fatti, abbia puntato l’arma verso la testa e il collo della vittima che, per proteggersi, avrebbe alzato le braccia. Un gesto istintivo che, secondo l’accusa, potrebbe avergli salvato la vita, come dimostrano le ferite riportate tra gli avambracci e le mani. Ma non solo.

E’ finita in un lago di sangue, poteva finire in tragedia. Una delle coltellate, infatti, avrebbe sfiorato il collo della vittima, raggiungendo il genero a una spalla, mentre cercava di sottrarsi. Una lesione non grave, ma profonda, secondo i sanitari di Belcolle, che lo hanno medicato con diversi punti di sutura, dimettendo il giovane con una prognosi provvisoria di 15 giorni. 

Dall’interrogatorio, nel frattempo, sarebbero emerse versioni contrastanti sul movente e la dinamica dell’aggressione.  Secondo la versione della 47enne, il genero avrebbe dato uno schiaffo alla figlia durante una discussione. Lei allora si sarebbe messa in mezzo e avrebbe mollato a sua volta un ceffone al 27enne, che avrebbe tentato di colpirla con una bottiglia di vetro che aveva in mano. A quel punto la donna avrebbe afferrato il coltello, utilizzandolo per difendersi dall’aggressione. 

Silvana Cortignani

 


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2 agosto, 2017

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