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Strage di Barcellona - Parla Silvia Acciaresi, la donna viterbese che ha conosciuto uno dei fermati per l'attentato in Spagna

“Se è un terrorista è giusto che lo arrestino e che paghi…”

di Stefania Moretti
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Silvia Acciaresi

Silvia Acciaresi

L'articolo di Repubblica con le dichiarazioni di Silvia Acciaresi

L’articolo di Repubblica con le dichiarazioni di Silvia Acciaresi – clicca sulla foto per ingrandire

Attentato di Barcellona - Driss Oukabir

Attentato di Barcellona – Driss Oukabir

Barcellona - Furgone contro la folla

Barcellona – Furgone contro la folla

Viterbo – “Sono finita, mio malgrado, in una storia più grande di me”. Silvia Acciaresi, 43 anni, impiegata viterbese, è sulla difensiva. “Io non c’entro niente”, ripete di continuo. “Ho solo provato ad aiutare il figlio della mia amica Fatima”, dichiara a Tusciaweb e Repubblica, che ieri pomeriggio hanno bussato alla sua porta per parlarle. 

Driss Oukabir, il figlio della sua amica, è tra i fermati per la strage di Barcellona: il furgone lanciato sulla rambla che ha falciato e ucciso 13 persone, giovedì pomeriggio.

Quando Silvia lo ha conosciuto Driss aveva 25 anni. Lei 40. “Ma quale relazione?”, risponde per le rime a chi ha insinuato un rapporto che andasse oltre l’amicizia, con tanto di presunta proposta di matrimonio del giovane marocchino. Lei nega: “Sono una donna sposata con figli. Lui era un ragazzino. E poi, in quella vacanza, c’era una persona con me…”. 

Conferma di averlo incontrato a Barcellona nel 2014. E conferma che lui sia arrivato in provincia di Viterbo subito dopo il suo ritorno a casa, con un biglietto aereo pagato da lei. “Ma non è venuto a stare da me – precisa Silvia Acciaresi – alloggiava in un bed and breakfast. Voleva cercare lavoro qui, ma non lo trovò. Quindi, dopo due settimane, tornò in Spagna. E non ho saputo più niente di lui”.

Driss si arrangiava con un lavoretto stagionale. Abitava a Ripoll, a un centinaio di chilometri da Barcellona. La stessa città dove era andato a denunciare il furto dei suoi documenti: secondo le indagini, glieli avrebbe rubati il fratello Moussa, diciassettenne, quindi minorenne e che, per questo, non avrebbe potuto usare i suoi per noleggiare il furgone della strage. 

Driss si è detto innocente da subito. Quanto a Moussa, sarebbe morto nella sparatoria sul lungomare di Cambrils. 

La notizia del passaggio di Driss a Viterbo, comunicata dall’antiterrorismo venerdì allo scoccare della mezzanotte, aveva messo subito in moto gli agenti della Digos di Monia Morelli. Che hanno rintracciato, convocato e ascoltato Silvia. 

Di fatto, la conoscenza tra lei e il ventottenne marocchino è completamente scollegata all’attentato in Spagna ma per i poliziotti viterbesi andava sondato anche questo aspetto, per tracciare gli spostamenti del giovane in Italia e capire se già tre anni fa manifestava segni di radicalizzazione. 

Niente di anomalo, per Silvia. “Si vedeva che era musulmano praticante”, avrebbe detto alla Digos. Ma dell’estremista non sembrava avere nulla: “Beveva persino la birra. Se pregava? Non lo so… sono affari suoi. Certo, se è un terrorista è giusto che lo arrestino e che paghi”. 

Stefania Moretti


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20 agosto, 2017

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