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Tribunale - Aggressione fuori Porta Romana - Vittime il gestore e un operaio, sfregiato alla gola con i cocci di una bottiglia

Aggressione al bar Country, tre anni e mezzo alla coppia

Marco Marcelli

Marco Marcelli

 

L'arrestata 30enne M.C.C.

L’arrestata 30enne M.C.C.

 

L'avvocato Luigi Mancini

Il difensore Luigi Mancini

 

L'avvocato Simone Maria Fazio

L’avvocato di parte civile Simone Maria Fazio

Viterbo – Aggressione al bar Country di Porta Romana, condannata la coppia di esagitati che un anno fa, poco dopo le 17 del 12 settembre, ha aggredito a bottigliate e colpi di spranga il proprietario e un operaio alle prese con i lavori di ristrutturazione mentre su Viterbo si stava scatenando una bomba d’acqua senza precedenti.

Il processo per lesioni aggravate in concorso si è chiuso ieri davanti al giudice Silvia Mattei con pene complessive di tre anni e mezzo, tre anni all’uomo e sei mesi alla donna. 

Il pm, pur dando atto di “un’aggressione di una ferocia inaudita” aveva chiesto l’assoluzione della donna (“si è limitata a strattonare”) e 14 mesi per l’uomo. Decisamente più severa il giudice Silvia Mattei che, dopo una lunga camera di consiglio, ha condannato entrambi gli imputati, difesi da Luigi Mancini.

La 31enne Catalina Mazare è stata condannata a 6 mesi, con sospensione della pena e revoca dell’obbligo di firma. E’ stato condannato invece a una pena più che raddoppiata, rispetto alla richiesta dell’accusa, il 52enne Marco Marcelli: per lui 3 anni tondi, da scontare agli arresti, con l’unico beneficio, dopo un anno di carcere, della concessione dei domiciliari a casa del padre, nella capitale. 

Al titolare dell’esercizio e all’operaio, parti civili con l’avvocato Simone Maria Fazio, il giudice ha riconosciuto una provvisionale, rispettivamente, di 3mila e 4mila euro.

Il primo ha riportato la perforazione del timpano per le botte ricevute. Il secondo ha rischiato di morire sgozzato, a causa dello sgarro al collo inferto vicino alla giugulare con la bottiglia di birra rotta apposta da Marcelli prima dell’aggressione. Aggressione seguita da un rocambolesco inseguimento, sotto la pioggia scrosciante, fino al bar della stazione, durante il quale il 52enne ha armato l’altra mano con una spranga di ferro. La vittima ha riportato 20 punti di sutura per quel taglio, più altri 2o per le altre ferite, concentrate al volto e al collo, per un totale di 17 centimetri di cicatrici sul corpo. 

La coppia stava litigando furiosamente fuori del bar Country quando il gestore e l’operaio sono intervenuti per dividerli. Quello che si è scatenato dopo è stato definito dal medico legale Alfredo Borghetti “una mattanza”. Scene da Pulp Fiction, sotto la bomba d’acqua, con le vittime inzuppate di sangue e di pioggia. 

Marcelli, l’unico presente in aula, è tornato a scusarsi prima della sentenza. “Ho raccolto la spranga per difendere la mia compagna”, ha detto. “Non ero ubriaco, ma ero sotto metadone, non ero lucido”, ha proseguito. Ha parlato dei suoi figli: “Due gemelli di 15 anni che non vedo da un anno, perché con la mia ex moglie abbiamo deciso di non farli entrare in  carcere. Ma sentono la mia mancanza, mi scrivono, l’anno scorso non sono andati bene a scuola”. E ha parlato dei genitori: “La mamma è morta poco prima del mio arresto. Mio padre, a 83 anni, viene da Roma una volta al mese e mi porta ogni volta 100 euro. E’ vedovo e solo. Chiedo di potergli stare più vicino”. Il giudice lo ha accontentato.

Silvana Cortignani

9 settembre, 2017

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